Per risolvere la questione dei flussi migratori “ci siamo messi nelle mani delle milizie libiche, la cui lealtà è quantomeno dubbia. Ci siamo messi in un pasticcio, nelle mani di coloro che ieri erano i trafficanti e oggi si trovano a gestire l’anti-traffico. È inaccettabile, e ci si ritorcerà contro”. Non usa mezzi termini Emma Bonino nel condannare l’accordo con la Libia per bloccare i migranti dall’altro lato del Mediterraneo.

“Molti hanno tirato un sospiro di sollievo”, secondo la radicale, ma “una volta messo il ‘tappo’” il problema non è risolto. Anzi. Per Emma Bonino non è neanche “una soluzione”. “I traffici stanno già trovando altre strade. La marea non la puoi fermare, la puoi solo governare”, ha aggiunto. Poi, ha portato l’ultimo esempio: nella notte tra il 6 e il 7 settembre “a Salina è stato trovato un gruppo di persone, non si sa come siano arrivate lì”.

Bonino ha sempre giudicato negativamente gli accordi con il governo libico che prevedono di bloccare la “rotta italiana” del Mediterraneo e di identificare i migranti direttamente in terra africana. Solo ieri, 6 settembre, a margine di un evento in Senato, la radicale sottolineava come “nessuno si chiede dove li stiamo mandando. Facciamo accordi con gli aguzzini pur di non vedere straccioni”. Il riferimento è all’inchiesta dell’Associated Press che ha svelato come la riduzione degli sbarchi sia dovuta, in parte al lavoro della guardia costiera libica, ma soprattutto agli accordi con le due più potenti milizie della città di Sabrata. Per Emma Bonino in Italia “non si parla perché questo silenzio aiuta il senso di liberazione. Finalmente abbiamo allontanato gli straccioni”, aveva concluso la leader radicale.

Le parole di Emma Bonino si incrociano con quelle di Joanne Liu. In conferenza stampa, la presidente internazionale di Médecins sans Frontieres ha definito la situazione in Libia “come l’incarnazione della crudeltà umana al suo estremo. La forma più estrema di sfruttamento degli esseri umani basata sul sequestro, la violenza carnale, la tortura e la schiavitù”.