Dice il saggio: “Quando due pazzi violenti litigano tra di loro meglio stare alla larga”. A maggior ragione, si sarebbe tentati di aggiungere, quando sono dotati entrambi di armi nucleari, ma d’altronde è noto come in casi del genere sia difficile stare alla larga. Che fare allora? L’unica è puntare sul dialogo, per quanto difficile e impraticabile possa apparire tale strada dato l’atteggiamento assunto dai due pazzi in questione.

Pazzi? Forse, ma c’è del metodo nella loro follia. Per quanto riguarda Kim, più di uno ha fatto notare che il fatto che sia dotato di armi nucleari gli ha evitato di fare la fine di altri “pazzi” più fiduciosi nell’onestà altrui, come ad esempio Gheddafi. Se esiste una norma che proibisce la detenzione e a maggior ragione l’uso delle armi nucleari, è evidente che tale norma debba essere applicabile a tutti gli Stati, e non è pensabile che, da tale punto di vista, esistano Stati che sono più uguali degli altri. E tuttavia, va detto che gli atteggiamenti assunti da Kim e i fatti concreti che vi hanno fatto seguito, come il lancio del missile o l’esperimento nucleare sotterraneo che avrebbe provocato addirittura un terremoto, risultano inutilmente provocatori. Occorre condividere, da tale punto di vista, il monito lanciato dalla Cina e dalla Russia al regime di Pyongyang.

Meno difficile ravvisare un qualsivoglia metodo, invece, nella follia dell’altro contendente, Donald Trump. Il quale pare essere finito in un vicolo cieco, al punto da indurre alcuni prestigiosi esponenti della sua amministrazione, forse meno pazzi ma certamente meno scemi di lui, a metterlo in guardia sull’inutilità di un approccio muscolare di fronte alla Corea del Nord che potrebbe, secondo alcuni specialisti, far fuori milioni di sudcoreani in poco tempo solo con il fuoco dell’artiglieria puntata su Seul e altre grandi città. Con il solito linguaggio colorito, alla caricatura di John Wayne oramai fuori tempo, Trump ha affermato che il dialogo con Kim è inutile o comunque insufficiente. Quali sarebbero le alternative, al di là di una guerra di sterminio che costerebbe carissima a tutte le parti in causa, Stati Uniti compresi, non è dato capirlo, e il “pensiero” del massimo governante della principale potenza mondiale appare nella fattispecie ancora più contorto e indecifrabile che in altri casi.

E’ vero il contrario. Occorre oggi più che mai il dialogo, con la fine delle esercitazioni militari e del riarmo di entrambi i contendenti, la denuclearizzazione della penisola coreana e l’avvio immediato di negoziati volti alla riunificazione. In questo senso si sono espressi del resto leader mondiali più saggi di Kim e di Trump, come ad esempio Putin, Xi Jing Ping ed Angela Merkel. Mentre nullo, come sempre, è il contributo italiano, con Alfano che si limita a condannare i test e a ingiungere alla Corea del Nord di abbandonare il suo programma nucleare, svolgendo il ruolo, abituale oramai per i politici italiani, di scimmietta o pappagallo sulla spalla del pazzo Trump.

Un appello in questo senso è stato redatto anche dalla rete di organizzazioni pacifiste Abolition 2000 che chiedono con forza a tutte le le parti in causa (Corea del Nord e del Sud, Cina, Giappone, Russia, Stati Uniti) di intraprendere la strada del negoziato diplomatico. L’appello in sette punti contiene una serie di misure minime che dovrebbero essere adottate per evitare la guerra e cioè non-ricorso alla forza preventiva, rinuncia alla retorica militarista e alle esercitazioni militari, apertura dei negoziati per la denuclearizzazione dell’area, conclusione di un Trattato di pace che ponga finalmente fine alla guerra che fu combattuta all’inizio degli anni Cinquanta, ripresa dei negoziati fra le Sei Parti in causa con l’assistenza del Segretario generale delle Nazioni Unite, accoglimento dell’offerta dell’Unione europea di partecipare a tali negoziati, richiesta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di dare la priorità alla soluzione diplomatica del conflitto. Occorre peraltro compiere passi significativi anche per il disarmo nucleare più in generale, dando vigenza al Trattato approvato di recente in materia dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Non mancherà qualche imbecille pronto ad irridere questi propositi. Eppure dovrebbe essere chiaro che la via in tal modo tratteggiata costituisce l’unica alternativa praticabile alla trasformazione di milioni di persone in polli arrosto e non solo in Corea e dintorni. Un tremendo olocausto bellico, probabilmente di natura nucleare, che costituirebbe un tremendo passo avanti verso l’autodistruzione dell’umanità.