“Dieci anni di follia”. È questo lo slogan scelto da Nuova Cucina Organizzata (Nco), per la celebrazione dei primi dieci anni di attività. Intimidazioni, minacce e momenti di difficoltà non hanno fermato il ristorante-pizzeria sociale con sede a Casal di Principe, in una villa confiscata al camorrista Mario Caterino.“Il nostro compito? Raccontare la bellezza di questo territorio. In nome della legalità”.

Tutto è nato nel 2007 dalla necessità della cooperativa sociale Agropoli – già impegnata in Progetti Terapeutici Riabilitativi Individualizzati (Ptri) sostenuti da Budget di Salute introdotti dalla Regione Campania – di favorire l’integrazione sociale e lavorativa di persone con disagio psichico.

“Ci accorgemmo – ricorda Giuseppe Pagano, presidente della cooperativa – che non era possibile occuparsi delle persone, senza occuparsi del contesto in cui esse vivevano”. Andava, insomma, affrontata quella “mentalità fortemente individualista presente sul territorio a causa di tanti anni di sopraffazione criminale: il pensare a se stessi senza curarsi degli altri”. Giocando sull’ironia i ragazzi della cooperativa hanno deciso di riprendere la sigla Nco (acronimo della Nuova Camorra Organizzata degli anni ’80 in Campania) per lanciare una sfida non tanto ai clan, quanto al territorio stesso: “Le risposte a tanti anni di dominio della criminalità sul territorio dovevano essere altrettanto organizzate – continua Pagano – Andava data una seconda possibilità a persone in difficoltà ma, allo stesso tempo, combattere la cultura criminale della nostra zona”.

Il nostro compito? Raccontare la bellezza di questo territorio. In nome della legalità

Negli anni non sono mancate minacce e intimidazioni. Come la notte di capodanno del 2011, quando ignoti hanno sparato quattro colpi di pistola contro il muro di cinta e il portone del ristorante, nella vecchia sede di San Cipriano d’Aversa. Anche la burocrazia ci ha messo del suo: “La burocrazia favorisce lo sviluppo della corruzione e del sistema camorristico – spiega il presidente – L’inefficienza trasforma i diritti in favori: si tende quindi a corrompere o a rivolgersi al potente di turno”. Qualcosa, comunque, si muove. “Certo c’è ancora chi pone delle resistenze, ma le cose rispetto agli anni in cui la criminalità condizionava fortemente anche la politica sono cambiate”.

Nei locali di Nco operano anche persone con disabilità e ragazzi provenienti da percorsi di pene alternative. “Tutto questo per noi rappresenta un vero investimento sul territorio”. Ad oggi sono quasi 400 i clienti ogni settimana che arrivano al locale in provincia di Caserta. “Accogliamo non solo cittadini del posto ma anche persone provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo – spiega Tonino de Rosa, responsabile amministrativo di Nco – Il ristorante è, infatti, diventato tappa fissa per tanti turisti responsabili che vengono a conoscere, non le terre di camorra, ma le terre di don Peppe Diana”.

Il ristorante è diventato tappa fissa per tanti turisti responsabili che vengono a conoscere, non le terre di camorra, ma le terre di don Peppe Diana

Il sacerdote simbolo dell’impegno civile, ucciso a colpi di pistola nella sua chiesa il 19 marzo 1994 prima di celebrare la messa, qui è ancora un punto di riferimento. In suo ricordo sono nate esperienze che mirano a costruire comunità alternative a quelle criminali. Un esempio? Una web radio e una web tv, sorte in un altro bene confiscato alla camorra, ma anche uno studio di registrazione musicale e un’agenzia di comunicazione sociale, che hanno lo scopo di raccontare la bellezza del territorio.

Nco utilizza solo mozzarella di bufala campana, vino Asprinio d’Aversa (prodotto a partire dalle caratteristiche viti maritate al pioppo), pomodori di Villa Literno e altre eccellenze locali. Le attività del ristorante sono cresciute in maniera costante negli anni: “Ad allargarsi è stato soprattutto il sistema di rete che abbiamo costruito”, continuano i titolari. Nel 2012, ad esempio, insieme ad altre cooperative sociali, è nato il consorzio Nuova Cooperazione Organizzata.

La camorra? Sì, fa ancora paura. Non è scomparsa, ha solo cambiato pelle

Del giorno dell’inaugurazione – insieme al Presidente della Camera, Laura Boldrini – i ragazzi ricordano l’emozione e l’orgoglio. “Anche le persone che abitano nel quartiere ci hanno mostrato fin da subito vicinanza e sostegno”. Ma la strada è ancora lunga. “La camorra? Sì, fa ancora paura. Non è scomparsa, ha solo cambiato pelle”, concludono. Le parole sono calme, ma chiarissime. “Non ce la possiamo fare da soli. Ce la faremo solo insieme al nostro territorio. Ah, un’ultima cosa – insistono – Non chiamateci terra di camorra. Chiamateci la terra di don Peppino Diana”.