Quello di Carlo Tavecchio in Lega calcio è stato praticamente un trionfo: ha incassato la fiducia dei presidenti della Serie A. E pure un lauto riconoscimento economico. Dopo settimane di colloqui, tensioni e carte bollate, le società del massimo campionato hanno finalmente detto sì alla proposta per un nuovo statuto. Ma c’è di più: a certificare la vittoria del presidente federale, via Rossellini ha approvato anche il compenso per i commissari, che proprio dai commissari (cioè da Tavecchio, che si è avvalso della collaborazione del dg della Federcalcio, Michele Uva, e dell’avvocato Paolo Nicoletti), era stato proposto: 135mila euro (lordi) totali per meno di sei mesi di lavoro, da spartirsi come meglio crederanno i diretti interessati.

La riunione di mercoledì 6 settembre doveva decidere sulla governance del calcio italiano: i riottosi presidenti della Serie A litigano da mesi su regole e diritti tv, incapaci di mettersi d’accordo e scegliersi una guida, al punto che lo scorso aprile la Figc (pressata dal Coni di Giovanni Malagò) era stata costretta a commissariare la Lega. Tavecchio aveva scelto di intervenire in prima persona, nonostante da più parti gli consigliassero di tenersi lontano dai guai. A causa dell’opposizione di alcuni presidenti (orchestrati dal solito Claudio Lotito, che non è più in buoni rapporti col suo ex alleato), Tavecchio ha rischiato di farsi sfiduciare a Milano e mettere a repentaglio anche la sua maggioranza in Figc a Roma. Invece alla fine, grazie alla mediazione dei vertici dello sport italiano, è passata la sua linea: il nuovo statuto concederà più potere al consiglio direttivo (in particolare alla nuova figura dell’amministratore delegato), e garantirà maggiore governabilità, sbloccando lo stallo che da troppo tempo paralizza il pallone italiano.

Tavecchio, però, ha anche un altro motivo per sorridere: nelle prossime settimane incasserà un assegno a cinque zeri. L’assemblea ha deliberato su un altro dei punti dell’ordine del giorno che si trascinava da prima dell’estate: la determinazione dei compensi dei commissari straordinari. Ovvero dello stesso Tavecchio. Anche qui è passata la loro proposta, pari a 135mila euro complessivi: la cifra viene fuori dallo stipendio del vecchio presidente, Maurizio Beretta, che prendeva circa 270mila euro, diviso due, visto che il commissariamento è durato circa metà anno (in realtà per ora solo cinque mesi). Quando verrà eletto il prossimo numero uno (i tempi sembrano maturi, il via libera potrebbe arrivare nel giro di un mese), il commissario e i due sub commissari potranno passare all’incasso. Resta solo da capire in che percentuali, visto che la delibera non indica la ripartizione.

Una fetta cospicua dovrebbe spettare a Nicoletti: lui è un professionista rinomato, già commissario ai tempi di Calciopoli, che andava retribuito per il suo incarico (di qui l’esigenza di individuare un compenso). Michele Uva ha fatto sapere che rinuncerà alla sua fetta (del resto, percepisce già un lauto stipendio dalla Figc come direttore generale). Poi c’è Tavecchio: lui, da vecchio dirigente di provincia, conosce bene il valore dei soldi, come del resto molti altri suoi colleghi presidenti federali. Solo qualche giorno fa in Figc rivendicava l’importanza e l’intensità del lavoro svolto: “Mi ha impegnato molto, ho anche trascurato la Federazione”. E si sa, il tempo è denaro. È intenzionato a farsi pagare per farla pagare alle società, che gli hanno fatto passare mesi difficili: “Non sono tenuto a spiegarvi cosa farò dei soldi, è quanto ci spetta per il nostro lavoro”, avrebbe detto ai presidenti. Anche ammesso che la somma venga divisa per tre in parti uguali, sarebbero circa 45mila euro a testa (9mila al mese). E fa nulla che in teoria i presidenti di federazione dovrebbero prendere solo 36mila euro l’anno secondo le direttive del Coni: la Lega calcio, pur ricadendo sotto l’egida della Figc, si costituisce come “associazione privatistica”, e quindi sfugge al conto. Chissà se Malagò, sempre molto attento alla questione, avrà qualcosa da ridire. Tavecchio avrebbe già confidato ai suoi collaboratori di essere intenzionato a donarli in beneficenza, ai bambini africani. Come un Robin Hood del pallone italiano: toglie ai presidenti ricchi per dare ai poveri.

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