Potrebbe sembrare una buona notizia, ma non lo è. A causa dei cambiamenti climatici un terzo dei parassiti del globo potrebbe estinguersi ben prima della fine del secolo, entro poco più di 50 anni. Nonostante la cattiva reputazione di pulci, pidocchi, zecche e tenie, la perdita di queste specie potrebbe irrimediabilmente danneggiare gli ecosistemi naturali come suggerisce un’analisi dell’Istituto Smithsonian pubblicata sulla rivista Science Advances.

Gli organismi parassiti, spiegano i ricercatori, hanno cicli di vita molto complessi che implicano il bisogno di più specie “ospiti” su cui proliferare. Ecco perché normalmente la loro diversità viene considerata un segno di ecosistemi in salute, nonostante il rapporto con l’uomo non sia sempre dei migliori. Per studiare l’impatto dei cambiamenti climatici sui parassiti, argomento ancora poco esplorato, gli scienziati hanno sfruttato l’immenso catalogo di specie del Museo di Storia Naturale dello Smithsonian e la raccolta di dati sulla distribuzione geografica di pulci, zecche, pidocchi e altre milioni di organismi simili. Dall’analisi effettuata è emerso che nel peggiore scenario possibile, dal punto di vista climatico, oltre un terzo delle specie si estinguerà entro il 2070. Il modello più ottimistico prevede comunque una perdita del 10% dei parassiti nello stesso arco temporale.