Il parassita che ha causato la malaria a Sofia Zago, la bimba trentina di 4 anni morta a Brescia, dopo il ricovero a Trento, è lo stesso che aveva fatto ammalare le due bambine di ritorno dal Burkina Faso che erano in pediatria all’ospedale Santa Chiara negli stessi giorni della piccola. A dirlo è Nunzia Di Palma, direttrice dell’unità operativa di pediatria nel capoluogo del Trentino. E’ la stessa di Palma a precisare che si tratta di due bambine di 4 e 11 anni, ricoverate insieme al fratello maggiore e alla mamma, i quali però erano nel reparto per gli adulti. Il parassita in questione è il Plasmodium falciparum, “ma possono esserci – spiega la direttrice – diversi ceppi. Da appurare è quindi se sia o meno lo stesso. Di questo si sta occupando l’Istituto superiore di sanità“. La Procura di Trento ha intanto aperto un’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti.

La notizia potrebbe avvallare l’ipotesi, già avanzata anche dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che Sofia Zago sia stata contagiata dalle due bambine africane quando era ricoverata per un esordio di diabete. Le verifiche effettuate tra martedì e mercoledì all’interno dell’ospedale di Trento però hanno avuto esito negativo: nelle trappole non è stata trovata nessuna zanzara anofele, l’unica in grado di essere vettore della malattia.”Abbiamo cercato di capire se abbiamo fatto degli errori nelle procedure, perché per un contagio ci vorrebbe un contatto di sangue, ma non lo troviamo”, spiega Di Palma. “L’isolamento, in caso di un paziente con malaria, non è previsto, perché ci vuole un vettore. Aggiungo che nella stessa stanza in cui la piccola era ricoverata per diabete c’era un bimbo di 3 anni, sempre col diabete, rimasto per lo stesso periodo, dal 16 al 21 agosto, ma che non ha manifestato sintomi di malaria”, ha concluso la direttrice di pediatria.

Ad annunciare l’esito della verifica sulla presenza di zanzare anofele è stato Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari della Provincia autonoma. “Le trappole – ha spiegato – sono risultate negative per la presenza di questi insetti”, generalmente assenti in Italia. La malaria però può essere trasmessa solo tramite una puntura: rimangono in piedi quindi l’ipotesi di una zanzara anofele presente nell’ospedale qualche settimana fa e forse arrivata nel nostro Paese in una valigia, ma anche l’ipotesi di una negligenza all’interno dell’ospedale, sul quale sta indagando la Procura di Trento.

“Se dalle analisi in corso emergesse che il ceppo o variante di Plasmodium Falciparum che ha provocato la malaria nei due bambini ricoverati a Trento e nella piccola Sofia Zago fosse lo stesso, allora il contagio della bambina sarebbe sicuramente avvenuto in ospedale ma resterebbe da capire in che modo”, chiarisce il vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, Massimo Galli. Se il ceppo “risultasse invece differente – aggiunge – allora il contagio sarebbe avvenuto in un contesto diverso”.

Ipotesi 2: la zanzara nella valigia – Non si può escludere che fossero presenti zanzare anofele nei giorni in cui la bambina si trovava ricoverata in ospedale – ha aggiunto Bordon – quando c’erano anche i due piccoli affetti da malaria, poi guariti”. Il direttore generale ha affermato che al momento non c’è “nessuna evidenza” di un contatto tra Sofia e i due bambini del Burkina Faso. L’altra ipotesi avanzata dai virologi è quella di una zanzara straniera portata in Italia in una valigia, “magari proprio dai piccoli pazienti africani ricoverati a Trento”, ha concluso Bordon.

Ipotesi 3: gli strumenti usati nelle cure – Un’altra ipotesi ancora in campo è quella di un contagio attraverso gli strumenti utilizzati per le cure. Su questo indaga la Procura di Trento che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti. Gli inquirenti puntano ad accertare se siano stati seguiti i protocolli prescritti per le cure e a ricostruire con precisione le tappe cliniche che hanno portato alla morte della bimba. Sofia era stata ricoverata prima per diabete a Portogruaro e a Trento, poi era tornata in quest’ultimo ospedale, dove una prima volta le era stata diagnosticata una faringite e una seconda la malaria, fatale poco dopo il trasferimento a Brescia.

Titolare del fascicolo a Trento, su cui sta lavorando il Nas dei carabinieri, è il procuratore capo Marco Gallina, che è in attesa, tra l’altro, di acquisire dall’ospedale di Portogruaro la documentazione per i giorni di ricovero della piccola in quella struttura. Era infatti stata portata lì quando si era sentita male durante una vacanza in campeggio a Bibione. Sarà eseguita domani all’Istituto di medicina legale di Verona l’autopsia sul corpo della piccola. Anche la procura di Brescia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo che conferirà successivamente in un’unica inchiesta per fare chiarezza sulla vicenda.