Pur non essendo stato padre, sono nonno, ma non è questa la storia di cui vi dirò. Sarà perché non mi ero perso i suoi due libri precedenti o forse perché i miei nipoti sono tutti nativi digitali, alla fine ho letto anche il terzo scritto di Alessandro Curioni. Questa casa non è un hashtag – Genitori e figli su Internet senza rete (Mimesis Edizioni, 153 pagine, 12 Euro) sembra chiudere il cerchio che l’autore aveva iniziato a disegnare con le sue opere precedenti: prima ha spiegato i pericoli per gli utenti delle nuove tecnologie sul lavoro, poi nella vita privata e adesso in quella familiare.

Ancora una volta sembra che il buonsenso sia la vera chiave di volta per evitare di restare intrappolati nel web, questa volta in compagnia di tutta la famiglia e dei propri figli, abilissimi nel maneggiare la tecnologia, ma assolutamente inconsapevoli dei rischi. E i genitori? Beh, secondo l’autore sono afflitti da una soverchia pigrizia che nascondono dietro frasi fatte come: “Di certe cose ne sanno più loro di me”. Eppure, Curioni dice che sono proprio affermazioni di questo genere a essere veramente pericolose e traccia un divertente parallelismo fra le insidie a cui nell’adolescenza erano esposti i genitori e quelle che fronteggiano i giovani di oggi.

Questo per dimostrare come il mondo reale e quello virtuale finiscono spesso per riservare le stesse brutte sorprese, di conseguenza mamme e papà ne sanno  molto più di quanto pensano dei rischi del web. Verso la fine del libro arriva un piccola “chicca“: un intero capitolo del libro scritto dalla figlia diciassettenne dell’autore. Bianca Curioni spiega la sua percezione della Rete e in un paragrafo rivela le curiose modalità con cui i nativi digitali utilizzano emoticon e  scrivono i loro messaggi. Chiude il capitolo ancora l’autore con la frase che a suo avviso ogni genitore vorrebbe sentire pronunciare da suo figlio: “Questa casa non è un hashtag, perché con un hashtag mai troverò una casa come questa“. Finito il volumetto, in cui non mancano i tradizionali appuntamenti con il breve racconto che ha per protagonista tale Leonardo Artico e la storiella zen, ho invitato a cena i miei nipoti e i genitori, così da guardarli con occhi leggermente diversi.