Bello, biondo, occhi azzurri, surfista che a 18 anni ha vinto la sua battaglia durata sette anni contro la leucemia e che da quell’esperienza ha trovato la forza e l’ispirazione per cambiare vita, diventando un fotografo di guerra. Così Eduardo Martins ha iniziato a realizzare reportage in prima linea da Aleppo, Mosul, Gaza, Mogadiscio che gli sono valsi pubblicazioni nei più importanti media del mondo, come Wall Street Journal, Bbc, Vice, Le Monde, e numerose interviste, un profilo Twitter da 120mila follower e uno Instagram da oltre 58 mila. Un solo problema: nessuna di quelle foto era stata realmente scattata da lui, tutte rubate ad altri fotografi professionisti. Nemmeno quelle mentre fa surf e la sua immagine del profilo: quel biondo, occhi azzurri, intento a cavalcare le onde è il surfista britannico Max Hepworth-Povey.

L’impostore, oggi indagato per truffa, violazione delle leggi sul copyright, furto d’identità e altri reati, si era creato una biografia strappalacrime pronta per essere data in pasto ai media. Eduardo sarebbe un ragazzo brasiliano di 32 anni con una grande passione per il surf, sport protagonista di numerosi scatti pubblicati sui suoi profili social, tra una guerra e l’altra. A 11 anni, però, Eduardo e la sua famiglia scoprono che il bambino è affetto da leucemia, malattia che lo costringerà in un letto d’ospedale, lottando contro la morte, per sette anni. Ma dopo la guarigione, ecco che il 18enne Eduardo capisce veramente cosa vuole dalla vita: “Il cancro ha cambiato i miei valori e il modo di vedere il mondo – ha raccontato al giornalista e fotografo Fernando Costa Netto in un’intervista pubblicata su Waves, portale dedicato al surf -, è grazie alla malattia se ho sviluppato questo sentimento umanitario e la voglia di aiutare il prossimo. Sono stato aiutato da persone che conoscevo a malapena, quindi oggi posso dire che tutto quello che sono è dovuto al cancro. È stato difficile e doloroso, ma al tempo stesso un dono che ha plasmato il mio carattere, facendomi diventare l’uomo che sono oggi. Nello stesso periodo ho perso anche mio padre. La fotografia è sempre stato un hobby, ma sono diventato fotografo quando ho iniziato a lavorare come cooperante in luoghi critici. Ho unito le due cose che amo di più”.

Il primo fantomatico reportage da una zona di guerra è datato 2015. In prima linea con il Free Syrian Army, i ribelli che combattono contro gli islamisti e il regime di Bashar al-Assad in Siria, il fotografo racconta al sito web di aver avuto un nuovo incontro ravvicinato con la morte, ad Aleppo, quando una pallottola lo ha colpito di struscio. Poi sono venute Gaza, dove ha potuto fare surf nelle acque inquinate di fronte alla costa dell’enclave palestinese tra Israele ed Egitto e collaborare con varie organizzazioni non governative, e tutte le altre zone di guerra.

E pensare che, in un piano architettato così bene, delle sbavature che avrebbero potuto smascherare la truffa ci sono state. Ma quando una storia è così perfetta anche l’occhio più vigile abbassa la guardia. Una di queste avvisaglie si era presentata agli occhi della giornalista e conduttrice tv di San Paolo del Brasile, Renata Simões, che ha contattato Martins per proporgli di seguire un famoso progetto sul surf nella Striscia di Gaza. Lui, che nell’enclave palestinese diceva di essere stato e aver fatto surf, le ha detto che non ne sapeva niente e l’ha invitata a una mostra fotografica a San Paolo dove la donna, però, non è potuta andare. “Mi è sembrato molto strano che una persona che dice di conoscere così bene Gaza non abbia mai sentito parlare di questo progetto”, ha poi dichiarato la giornalista.

In un’intervista a Recount Magazine, Martins ha poi raccontato che una volta, in Iraq, avrebbe deciso di mettere da parte la sua macchina fotografica per soccorrere un ragazzo ferito dopo l’esplosione di una molotov. Una circostanza piuttosto strana in un Paese dove le bottiglie incendiarie non sono generalmente utilizzate nei combattimenti, vista la grande disponibilità di armi.

Diversi giornalisti e media iniziano però lentamente a fare ricerca su questo personaggio. La Bbc raccoglie le dichiarazioni del fotografo americano Daniel C Britt che, analizzando alcune foto pubblicate da Martins, ha scoperto di essere una delle vittime alle quali è stato rubato uno scatto. Con un’opera di ribaltamento e modifica dell’immagine, il fantomatico reporter di guerra ha pubblicato la foto di Britt di un bambino che urla, scattata a Kirkuk, in Iraq, nel 2010, spacciandola per il risultato di un suo viaggio a Gaza. Altri esperti hanno poi analizzato con occhio critico i fantomatici scatti di Martins, scoprendo che non esisteva uno stile personale, segno che le immagini erano figlie di diversi autori.

Quando la truffa ha iniziato a venire a galla, Costa Netto ha ricontattato il giovane, spiegandogli che alcuni giornalisti insinuavano che lui avesse architettato un grande inganno. È a quel punto che l’impostore ha deciso di “uccidere” Eduardo, la sua creazione: “Sono in Australia – ha detto al giornalista brasiliano -, ho deciso di passare un anno vivendo in un furgone, di tagliare ogni contatto, anche Internet. Voglio stare solo, ci vediamo quando torno. Per qualsiasi cosa, scrivimi a dudumartisn23@yahoo.com. Un grande abbraccio. Cancellerò lo zap. Che Dio sia con te”.

Twitter: @GianniRosini