“Complessivamente, grazie al percorso sinergico avviato con i sindacati e fortemente voluto dal presidente della Regione Mario Oliverio (Pd), sarà possibile attivare oltre 6mila persone. La volontà è quella di avviare i percorsi di politiche attive nel più breve tempo possibile, dare seguito alle progettualità presentate dagli enti, nonché fornire liquidità ai beneficiari”. La frase è stata pronunciata ad aprile dall’assessore al Lavoro della Regione Calabria Federica Roccisano e si riferisce alla possibilità di un tirocinio per seimila disoccupati fuoriusciti dal circuito degli ammortizzatori sociali.

Il tirocinio, presso i Comuni che hanno aderito al bando, è iniziato a giugno ma gli ex percettori di mobilità non hanno percepito nulla. Gli 800 euro mensili che doveva pagare l’Inps sono rimasti un miraggio, nonostante i tirocinanti spesso svolgano un lavoro fondamentale per quelle amministrazioni comunali che sono in carenza di organico e non hanno la possibilità di fare assunzioni. Un ritardo dovuto alla lentezza burocratica di una Regione che, stando a quanto riferiscono alcuni tirocinanti, oltre un anno dopo la richiesta avanzata dall’Inps non ha ancora provveduto a inserire gli ex lavoratori in deroga in un particolare bacino di ex percettori di ammortizzatori sociali che, in Calabria, sono complessivamente 25mila.

Una sorta di banca dati per compilare la quale, secondo il sindaco di Altomonte Giuseppe Lateano, “non ci vuole così tanto tempo. Non so se questo è l’ennesimo bluff della politica regionale. Purtroppo spesso non ci si rende conto che ci sono padri di famiglia che devono portare a casa uno stipendio”. Nei giorni scorsi, Lateano ha scritto al presidente della Regione per comunicare lo stato di agitazione dei quindici tirocinanti in servizio presso il piccolo comune in provincia di Cosenza. “Siccome i pagamenti devono passare attraverso l’Inps – spiega Lateano – non è nemmeno possibile, per i comuni che hanno la disponibilità, anticipare le spettanze. Da qui è nata la mia lettera di protesta alla Regione”. Poche righe con le quali il sindaco di Altomonte invita Oliverio ad avviare “un seria e attenta analisi per concludere in tempi brevissimi l’iter per il pagamento dei sussidi”. In caso contrario, il sindaco si riserva “ogni eclatante iniziativa” per denunciare “a livello nazionale la vergognosa situazione che si sta consumando a danno dei lavoratori e delle loro famiglie”.

“Forse siamo lavoratori di serie B. – si sfoga intanto Tonino Piraino, uno dei 15 lavoratori del comune di Altomonte – Non c’è una sigla sindacale che ha scritto una parola su questa situazione. Siamo circa seimila in tutta la Calabria che stiamo facendo il tirocinio. La Regione in più un anno non ha fatto nulla. I tirocini devono servire al reinserimento nel mondo del lavoro e non come palliativo per un ricatto politico in chiave elettorale. Questi tirocini dovrebbero farci sperare in un lavoro vero. Se la situazione non si sblocca, andremo alla Regione per protestare e poi alla Procura della Repubblica”.

“Se da un anno – aggiunge il tirocinante – l’Inps ha chiesto l’inserimento nel bacino di questi lavoratori, tutti i dati dovevano essere già completati. Se questo non è avvenuto vuol dire che la politica non ha interesse a risolvere i problemi dei lavoratori di cui però si ricorda solo in campagna elettorale”. Gli fa eco, un altro lavoratore Michele Vattimo tirocinante da giugno nel comune di Terranova da Sibari. Per lui “politica e governi regionali non riescono o non vogliono creare seriamente le basi fondamentali per arginare la disoccupazione che cresce di giorno in giorno. La Calabria è governata da una giunta Pd pressoché inconcludente nel rilanciare anche semplici bandi per gli ex percettori di mobilità”. E aggiunge: “Noi tirocinanti veniamo utilizzati per coprire le esigenze lavorative che un normalissimo Comune deve garantire alla propria comunità, ma che molto spesso è sotto organico per via dei tagli al personale, si sfrutta la figura del tirocinante”. Al di là delle spettanze arretrate, che sono il primo problema, Vattimo affronta il tema anche da un punto di vista più generale: “Quello che chiediamo è lo sblocco immediato di tutti i passaggi burocratici che tengono legati le sorti  di migliaia di famiglie calabresi. I tirocini, per come sono stati pensati, non risolvono affatto il problema della precarietà del lavoro”.