Il caso di Denise Pipitone è ancora aperto, “la sua sorte è tuttora sconosciuta” e a carico di Jessica Pulizzi ci sono solo indizi, non prove. Sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza con cui ad aprile scorso la Corte di Cassazione ha prosciolto definitivamente Jessica Pulizzi, sorellastra della bambina scomparsa il 1 settembre 2004 da Mazara del Vallo (Trapani). Aveva 4 anni, il prossimo 26 ottobre ne compirà di 17. Un verdetto che ha confermato l’assoluzione emessa dalla Corte di Appello di Palermo il 2 ottobre 2015 e impugnata dal Pg di Palermo e dai familiari di Denise. L’Appello, a sua volta, si era concluso come il processo di primo grado. Per i giudici le prove erano e sono insufficienti. Nulla sembra essere cambiato dalla prima assoluzione del Tribunale di Marsala, il 27 giugno 2013. La Procura aveva chiesto 15 anni per lei e 5 anni e 4 mesi per l’ex fidanzato Gaspare Ghaleb, condannato poi a due anni di carcere per aver reso false dichiarazioni ai pm, reato poi prescritto. “Un giorno di ordinaria tristezza” ha commentato la mamma di Denise, Piera Maggio.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA – In mancanza di prove, per la Suprema Corte è mistero su cosa le sia davvero accaduto. Dopo aver seguito la pista del rapimento da parte di zingari, nel 2005 sotto accusa finì Jessica Pulizzi. Per l’accusa era stata lei a rapirla. Tra gli indizi a suo carico l’intercettazione ambientale di una conversazione tra Jessica e la madre, Anna Corona, negli uffici della polizia, dove aspettativa di essere interrogata. “Io a casa c’a purtai (a casa gliela portai)” disse la ragazza. Secondo l’accusa Jessica avrebbe portato prima Denise a casa del padre per avere da lui la conferma che fosse la sorella naturale. Non trovandolo, avrebbe poi consegnato la bambina ad altre persone mai identificate. Nelle motivazioni, però, la Cassazione ha sottolineato che la ragazza, all’epoca 17enne, non era l’unica a nutrire risentimento verso la bambina. “Era attribuibile lo stesso movente”, scrive la corte, anche alla madre di Jessica, Anna Corona, tra l’altro non accusata del reato. In un altro passaggio delle motivazioni i giudici spiegano come la presenza della ragazza al mercato, a 500 metri dal luogo in cui scomparve Denise, non è una prova che sia stata lei a sequestrare la bambina, dato che Mazara,  scrivono i giudici, è un centro di “ridotte dimensioni”.

LA REAZIONE DI PIERA MAGGIO – Piera Maggio non nasconde l’amarezza per tutti gli anni trascorsi senza che si arrivasse alla verità. Tredici dal sequestro, dieci solo di processo. Ancora di più perché da sempre la donna è convinta che “uno sconosciuto non va in una periferia di una città come Mazara del Vallo a sequestrare bambini”. Per la mamma della bambina “chi ha agito sapeva chi era Denise” e “ci sono persone che sanno e non parlano per paura o per omertà”. Piera Maggio lancia ancora un appello: “L’1 settembre 2004 è stata rapita una bambina, non un oggetto. Basta con l’omertà, chi sa parli. I colpevoli vivono a Mazara”. Sul blog cerchiamodenise.it Piero Peluzzi e Piera Maggio hanno scritto: “Tredici anni della nostra vita senza verità né giustizia. Non molleremo mai, nostra figlia va cercata ovunque e dovunque. Tutti hanno un cuore, pochi una coscienza”. E ricordano il tempo trascorso tra “bugie e depistaggi, silenzi omertosi, mostri crudeli e molta cattiveria, errori commessi, speranza e attesa, lavoro e perseveranza, sofferenza, dolore e tanta rabbia”. Tutto senza che si arrivasse alla verità.