L’imprenditore Joesley Batista, della Jbs, colosso mondiale della bresaola, chiama il presidente del Brasile, Michel Temer, “ladrone generale della Repubblica”. Non che Batista, multimiliardario, sia un santo, anche solo perché produce “bresaola della Valtellina” in Brasile e le carni da lui prodotte sono importate a piene mani dall’Italia, visto che la Valtellina da sola non potrebbe affatto produrre tutta quella roba, come sottolinea Il Sole 24Ore in un articolo apparso online il 20 giugno 2017. Comunque, grazie alle denunce di Batista, il governo Temer è finito sotto inchiesta.

Siamo in un cortocircuito. La compagine di questo tipo di gentiluomini è quella che sta mandando a morte il territorio brasiliano. I fazendeiros, i proprietari delle fattorie brasiliane (le fazendas) con le loro vacche distruggono la foresta. Quando i capi di bestiame posano zoccolo sui pascoli realizzati su quello che era territorio forestale è finita, non si potrà più riforestare, nemmeno volendolo, ma non basta. Sono proprio i fazendeiros i più pericolosi per gli indios, visto li uccidono letteralmente e senza tanti complimenti non appena essi cercano di far valere i propri diritti sulle loro terre.

Il governo di Temer dal canto suo ha fatto una manovra sporchissima, fingendo di ritirare il decreto che consegnerebbe parte del territorio amazzonico alle compagnie minerarie private, dopo la pressione subita da attivisti di tutto il mondo, per poi continuare sulla linea dell’abolizione della riserva.

Purtroppo, l’interesse del governo brasiliano per il suo territorio e chi ci abita, cioè gli indios, è quasi nullo di fronte ai miliardi di dollari che può dare il settore minerario, finora 25 miliardi, pari al 4% del Pil con immense quantità di oro, ferro, titanio e diversi altri minerali strategici. Questo governo non governa, fa affari.

Un territorio strategico per l’umanità e sacro per molti è in mano a degli irresponsabili che non hanno idea di cosa significhi veramente l’equilibrio globale. In realtà, il patrimonio ecologico e culturale di posti come l’Amazzonia dovrebbe essere gestito in collaborazione con gli indigeni. La ricchezza di queste plaghe naturali sopravvissute ha un valore così profondo che va molto al di là dell’oro e del ferro che ci si possono trovare sotto. Ma vallo a spiegare a chiunque in un mondo dove i telefonini, la partita, le automobili e cosa ha fatto Belen in aereo sono considerate le cose più importanti.

L’unica via di uscita sarebbe che, come ha già fatto il governo francese, le nazioni civili boicottassero i prodotti brasiliani provenienti dal disboscamento dell’Amazzonia, poiché, oltre alla palese violazione di diritti umani, questo territorio, vitale per l’ecosistema globale, è patrimonio di tutti. Non si tratta di una normale violazione di patrimonio ecologico, bensì di un attacco di una gravità e implicazioni bibliche. Il Brasile sta già patendo una secca epocale dovuta in buona parte anche al disboscamento scriteriato.

Ma figuriamoci, poi, cosa potrebbe interessare a certi stati colosso, come gli Usa con Trump e la Russia con Putin, andare contro il Brasile che, per l’appunto, è una miniera d’oro con la quale fanno affari anche loro. Chi dovrebbe governare il mondo, paradossalmente, non solo non è realmente interessato ad esso, ma non sa nemmeno di cosa stiamo parlando quando citiamo valori e diritti umani. E il bello è che tutto questo viene considerato, dai più, del tutto “normale”. Ovvero chi si scandalizza, come me, è un ridicolo idealista, chi “sa” che la politica e l’economia funzionano così, è invece un vero esperto razionale e con i piedi per terra.

Difficile dire cosa possa succedere adesso, visto che di sicuro né ambientalisti, né movimenti indigeni se ne staranno lì a guardare e nemmeno cittadini comuni di ogni dove, visto che sarebbe una delle più gravi violazioni di territorio e in particolare del polmone del mondo, della storia. Si stanno mobilitando in Brasile personaggi famosi e dello spettacolo, qui il video:

In sostanza, gli affari stanno seppellendo definitivamente tutti i veri valori e, come sempre, in fondo la responsabilità è di tutti, visto che ben pochi intendono rinunciare alle luci accese, all’auto di ultima generazione, alla bresaolina con olio e limone e a un sacco di altri accessori che renderanno più confortevole, anche se non meno patetica, la nostra fine.

Bisogna continuare con la pressione. Qui la petizione: http://342amazonia.org/

Serve a mandare ai senatori del Congresso la nostra opinione e ad appoggiare quelli che sono contro il decreto. La faccenda ora è in mano a loro. Potrebbero approvarlo come bocciarlo.

Ben tornati dalle vacanze amici.

Foto: @mvillone – Magia in Amazzonia, Alto Rio Jordão, Aldeia Novo Segredo, Acre.