Michael Jackson a 24 anni sembrava un bimbo e insieme guardavamo i cartoni animati di Chuck Jones e Tex Avery alla tv”. E non è la sconfortata confessione di Lisa Marie Priesley, ma il ricordo personale di John Landis. Il regista di The Blues Brothers ha appena presentato alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia una sfavillante e assolutamente performativa versione in 3D di Thriller.

Il celebre video musicale del 1983 che rivoluzionò il suo genere, acquisisce da oggi una nuova veste tridimensionale proprio sugli schermi del Lido. Jacko te lo ritrovi con il suo visetto tondo e implume, con quegli occhioni lucidi e saettanti, truccato magistralmente da Rick Baker, sia in versione lupo mannaro, sia in quella zombie. “Che brutto vedere il video di Thriller su Youtube”, sorride Landis, oramai acclamato habitué del festival di Venezia anche se da tempo senza un “nuovo” film da mostrare. “Ho detto ‘datemi dei soldi e lo ristampo’. Così di recente ho finalmente avuto accesso ai negativi. Ho quindi tirato a lucido Thriller ed ora è qualcosa di cui vado ulteriormente orgoglioso. Non era stato girato in 3D ma con questa tecnica le sequenze di ballo migliorano magicamente”.

C’è tutta la carica creativa di un’artista all’apice del successo mondiale in questa tranche de vie in cui s’incontrano una celebrità della musica pop e un regista all’epoca al top che aveva girato almeno due titoli cult come Animal House e The Blues Brothers, ma che poi era incappato in un capolavoro, flop assoluto al botteghino, come Un lupo mannaro americano a Londra. E prima di chiamare Landis al telefono in piena notte per arruolarlo alla regia del video già successo planetario di Thriller, Jackson aveva visto questo film di Landis, anzi “solo” quel film di Landis. Lo ammette candidamente il cantante con la sua flebile vocina, che sul palco diventava un portento, nel documentario Making of Michael Jackson’s Thriller di Jerry Kramer, screening speciale a Venezia 2017.

Ed è tra i frammenti del documentario che rivediamo le prove di ballo e di set; le parole della coprotagonista del video, Ola Ray; i segreti della factory del make-up di Rick Baker; ma soprattutto Landis che spesso prende in braccio Jackson, un po’ come Benigni prese in braccio Berlinguer, e per quanto sottile e leggero perfino lo ribalta gambe all’aria e testa in basso tenendolo sulla spalla. “Aveva 24 anni ma non ne dimostrava nemmeno 18”, spiega Landis. “Era un ragazzo giocoso, simile a un bimbo ma non infantile. Era determinato e aveva un’etica del lavoro stupefacente. Mi cercò la prima volta perché voleva che nel video venisse trasformato in mostro. Gli dissi ok, ma non fu una vera e propria idea geniale di nessuno dei due. Thriller nacque come video di vanità poi si trasformò in quello che milioni di persone hanno visto in tv”. Il rapporto tra Landis e Jackson, soprattutto tra l’entourage del cantante, non fu sempre idilliaco, anzi.

Fu Landis a chiedere almeno il 50% dei ricavi dall’operazione, mantenendo aperta una contesa legale per decenni. “Abbiamo risolto, grazie”, risponde inaspettatamente serio il regista statunitense. “Mentre nel 1991 giravo il video Black&White dissi che li avrei denunciati e per anni mi hanno portato borse di denaro per saldare i conti. Oggi la controversia finanziaria si è chiusa”. E quando qualcuno gli chiede se amerebbe girare un video con qualche altra celebrità della musica odierna, Landis però s’inchina sincero al re del pop: “Non saprei chi dire. Ho avuto la fortuna di cogliere Michael al suo apice. La sua perdita è stata una tragedia per il mondo intero. Impossibile trovare qualcuno al suo livello”.