Un altro sgombero a Roma, questa volta ai Fori Imperiali. La polizia ha allontanato un gruppo di rifugiati africani: una trentina di loro sono stati sistemati in centri di accoglienza nella periferia della Capitale. Tra loro è stato individuato e fermato anche il presunto “lanciatore” della bombola dalle finestre del palazzo di via Curtatone durante gli sgomberi del 24 agosto (si tratta di un etiope di 55 anni). Ma la situazione non è ancora del tutto placata. “Non è vero, nessuno ha firmato per andare sei mesi nel centro d’accoglienza – dicono dal sit-in ai Fori – Vogliamo una stanza con luce e acqua, vogliamo una casa e un futuro”. La questura di Roma risponde con un comunicato che “i movimenti per il diritto all’abitare li stanno istigando a rinunciare agli alloggi nei centri di accoglienza, messi loro a disposizione dal Comune”. Una versione confermata dal Comune, ma smentita dai rifugiati.

La vicenda dei richiedenti asilo del Corno d’Africa iniziata con l’evacuazione dell’edificio in centro che ne ospitava oltre 500 continua. E si rafforza l’asse tra il ministro dell’Interno Marco Minniti del Pd e la sindaca di Roma Virginia Raggi. Quest’ultima plaude alla decisione del Viminale di censire gli edifici vuoti in Italia e tutelare dagli sgomberi i soggetti disagiati. “Bene @Viminale su mappa case vuote e immobili pubblici, stop occupazioni – twitta la sindaca -. Tutelare fragilità. Noi lo stiamo già facendo”. Secondo il Campidoglio, 29 persone, 17 uomini e 12 donne “sono state prese in carico dalla sala operativa sociale presso il circuito di accoglienza di Roma Capitale”. Sono andati nei centri di accoglienza a Casalotti e al Casilino, alla periferia di Roma.

“Non possiamo stare lì, in 6 in una stanza – dice al sit-in ai Fori Saba Legese, rifugiata etiope di 40 anni, in Italia da 14 – Vogliono dividere le famiglie, nessuno ha accettato”. A decine restano in piazza Madonna di Loreto, tra loro numerose donne. Ora temono di essere sgomberati di nuovo con la forza, dopo i controlli di stamani con la Digos che ha sequestrato il gazebo e lo striscione dell’accampamento, non più autorizzato da 7 giorni. Le forze dell’ordine – intervenute con il Comune e l’Ama, l’azienda rifiuti – ha controllato 57 migranti. Il Centro Astalli – i gesuiti che assistono i profughi – parla di “tappa ulteriore della mancanza di programmazione”. In via Curtatone intanto vengono portate vie le suppellettili e gli effetti personali accumulati in 3 anni di occupazione.