Una domenica di preghiere per chiedere verità per Giulio Regeni. Mentre tace il governo e tacciono le istituzioni, un gruppo di sacerdoti prova a tenere viva l’attenzione sul caso del ricercatore torturato e ucciso in Egitto. Al loro fianco anche Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, e padre Alex Zanotelli, che, interpellati da ilfattoquotidiano.it, hanno lanciato un appello perché le comunità cattoliche e non solo facciano sentire la loro voce. “Una Chiesa che ricorda Giulio Regeni è una Chiesa che non tace di fronte alle violenze e agli abusi del potere e si assume la responsabilità di contrastarli”, ha detto Don Ciotti. “Come però deve assumerla la politica. Giulio non può morire due volte: la prima per mano dei suoi aggressori, la seconda sacrificato in nome della ragion di Stato o d’inconfessati interessi internazionali. La verità, la trasparenza, il rispetto della dignità e libertà di ogni essere umano, sono la precondizione per costruire pace e prosperità in questo mondo”. Lunedì 4 settembre, sarà il ministro degli Esteri Angelino Alfano a dover riferire in Parlamento sulla vicenda.

Sul caso di Giulio Regeni si era espresso nei mesi scorsi lo stesso Papa Francesco e proprio a lui i sacerdoti hanno inviato l’appello. Di ritorno dal viaggio di aprile 2017 in Egitto, sull’aereo, il Pontefice aveva dichiarato che il tema “lo preoccupava”: “La Santa Sede si è mossa“, aveva dichiarato, “anche se non dirò come e dove, perché anche i genitori me l’hanno chiesto”. E proprio nel timore che il caso di Giulio Regeni venga insabbiato dalla “ragion di Stato”, durante la messa del 3 settembre, decine di comunità cattoliche di tutta Italia, pregheranno “per sollecitare l’impegno di tutti i cittadini e delle persone impegnate in politica, perché si possa finalmente svelare la verità, conoscere tutti gli autori e i complici del tradimento, del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Giulio e sapere perché, come è stato possibile e come sia possibile che quattro persone al giorno in Egitto subiscano la stessa orribile sorte”.

Don Ciotti ha deciso di aderire all’iniziativa perché, ha spiegato, “la preghiera per Giulio è un atto evangelico perché il Vangelo è ricerca di verità, è esortazione a stare con i deboli, con gli oppressi, con le vittime. È impegno per la giustizia”. Insieme a lui anche il missionario comboniano Alex Zanotelli, Pierluigi Di Piazza del Centro Balducci di Zugliano, don Renato Sacco e Nandino Capovilla di Pax Christi e decine di altri sacerdoti tra i quali don Luigi Fontanot, parroco di Fiumicello, paese natale di Giulio Regeni, hanno sottoscritto l’appello rivolto al Papa, ai sacerdoti e alle comunità cristiane di tutta Italia.

Zanotelli, interpellato da ilfattoquotidiano.it, ha attaccato il governo italiano, soprattutto per la decisione di rimandare l’ambasciatore in Egitto: “Neanche Trump è arrivato, come sta facendo il nostro governo, a sposare la politica di al-Sisi in Egitto. Rimandare il nostro ambasciatore in Egitto significa sacrificare i diritti umani sull’altare di interessi economici e militari. Il tentativo in atto di insabbiare il caso Regeni è connesso alla politica europea di esternalizzazione delle frontiere”. Secondo Zanotelli, c’è un collegamento diretto con la crisi dei migranti in Libia: “Per bloccare l’arrivo dei migranti il governo italiano è disposto a tutto, e nel cercare un accordo tra le varie fazioni che si contengono la Libia ritiene strategico mantenere un buon rapporto con l’Egitto che sostiene il generale Haftar, che in futuro potrebbe avere più possibilità di al-Sarraj di governare il paese. Quello che stiamo siglando con Niger, Ciad e Libia è un patto criminale, su cui un giorno verremo giudicati dal tribunale della storia. Forse potevamo dire di non sapere quello che avveniva nei campi di sterminio della Germania nazista, ma oggi nessuno può dire di non sapere cosa succede a chi resta bloccato in Libia: tutte le testimonianze parlano di stupri, torture, schiavitù. Fare accordi in queste condizioni è un atto di criminalità istituzionale”. Quindi l’attacco ai governi europei: “Lasciano che uomini, donne e bambini in fuga da guerre combattute con armi di nostra produzione muoiano nel deserto, perché questa strage possa avvenire nel silenzio più totale”.

Don Pierluigi Di Piazza, tra i promotori dell’appello, ha aggiunto: “Il significato di questa iniziativa è quello di restare sensibili al dolore dei famigliari e degli amici di Giulio e delle moltissime persone che in Egitto, ogni giorno, fanno la stessa orribile fine. Perché è impossibile progettare un futuro umano, libero da oppressioni e abusi dei diritti umani, se non si resta sensibili ai drammi degli oppressi di oggi”. Anche per Di Piazza, la vicenda di Giulio Regeni “è strettamente legata alla questione dei migranti reclusi nei lager in Libia, di una politica ipocrita che non ha il coraggio di dire la verità su come stanno le cose”.

L’appello si rivolge a tutti i cristiani: “Un momento di preghiera perché l’unica pace possibile – si legge nell’appello – quella che deriva dalla verità e dalla giustizia, venga finalmente concessa ai familiari di Giulio e a tutti noi, e significhi la liberazione dai compromessi, dall’ipocrisia, dalle complicità, dagli interessi. Perché le violazioni dei diritti umani, il commercio delle armi, la questione degli accordi siglati sulla pelle dei migranti di tutta l’area del Mediterraneo costituiscono un unico intreccio, e non è possibile pregare e dichiararsi cristiani se si tollerano violazioni dei diritti umani, ovunque e a danno di chiunque avvengano”. Un invito alla preghiera comunitaria rivolta ai cristiani “perché non si può celebrare un’eucarestia che sia separata da quelli che sono i drammi, le attese e le speranze dell’umanità di oggi”, ma “rivolto a tutte le persone che lo desiderano, senza distinzione di fede, perché prima delle diverse appartenenze religiose rimane la comune umanità da preservare”.

Intanto nonostante la recente decisione del Governo di rimandare al Cairo l’ambasciatore, non si fermano le iniziative pubbliche per tenere alta l’attenzione sul caso, nei giorni scorsi ricordato al Festival di Venezia da Jasmine Trinca, membro della giuria che assegnerà il Leone d’Oro, mentre lunedì prossimo il ministro degli Esteri Angelino Alfano dovrà riferire in Parlamento sui rapporti tra l’Italia e l’Egitto davanti alle commissioni Esteri della Camera e del Senato “finalizzata a un confronto tra le forze politiche sull’evoluzione delle relazioni tra i due Paesi dall’assassinio di Giulio Regeni e fino alla decisione relativa all’invio al Cairo dell’ambasciatore Giampaolo Cantini con particolare riferimento alla situazione nel Mediterraneo”.

Di seguito l’elenco dei primi firmatari dell’appello

don Luigi Fontanot, don Luigi Ciotti, padre Alex Zanotelli, don Pierluigi Di Piazza, don Nandino Capovilla, don Paolo Iannaccone, don Renato Sacco, don Marcello Cozzi, don Aldo Antonelli, don Franco Saccavini, don Mario Vatta, don Pierino Ruffato, don Giacomo Tolot, don Piergiorgio Rigolo, don Renzo De Ros, don Alberto De Nadai, don Albino Bizzotto, p. Antonio Santini, don Marco Campedelli, padre Silvano Nicoletto,

Andrea Bellavite – sindaco di Aiello del Friuli, Franco Codega – consigliere regionale, AGESCI Zona di Udine, ARACON Onlus, Ass. Amici dell’Hospitale – Majano, Ass. Arca della Pace, Ass. Centro di accoglienza “E. Balducci” Onlus – Zugliano, Ass. Cult. CORIMA di Cervignano del Friuli, ACCRI – Trieste, Ass. OIKOS Onlus, Ass. Rete Radie Resch, Ass. Time For Africa – Udine, Ass. La Tela – Udine, Comitato Pace Convivenza e Solidarietà Danilo Dolci – Trieste, Comunità Bosco di Museis e Carnia in movimento, COSM Udine, Damatrà Onlus, Donne in Nero Udine, ICS – Ufficio Rifugiati Onlus – Trieste, Gruppo Interparrocchiale S.Lorenzo – Roraigrande – Sacro Cuore – Immacolata di Pordenone, Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani sez. FVG, Comunità di San Martino al Campo – Trieste