Il ciclo del cemento aiuta il pil della Campania. Ne è ben cosciente il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Allo stop delle ruspe e alla sanatoria delle abitazioni abusive, ma di necessità, si aggiunge la proroga e il rinnovo delle concessioni per le cave. In Campania, un partito si è fatto regione. Qui, il governatore e la sua cantera salernitana raccogliendo macerie politiche ha edificato (con la morale abusiva) mattone dopo mattone una neo formazione trasversale dormiente che, oltre a convergere, sorreggere, sostenere, supportare e puntellare l’azione e i progetti politici di Vincienzo ‘a funtana (nomignolo affibbiato quando era sindaco di Salerno) esercita sui territori una presenza capillare raccogliendo istanze, richieste e tutelando interessi diffusi e particolari.

Una gioiosa macchina da guerra del consenso personale del brand De Luca supplisce al vuoto pneumatico del Pd locale, degli altri partiti e di formazioni di stampo virtuale. La missione è soprattutto quella di prosciugare correnti avverse nello stesso Pd e quindi ridimensionare i “signori dei voti” e i loro capibastone che con voce grossa egemonizzano il consenso e tramano per mettere un punto definitivo alla lunga e contraddittoria carriera politica dell’ex primo cittadino di Salerno. Fase delicatissima. Alle porte ci sono le elezioni nazionali e in filigrana già si gioca la partita campana.

Il pragmatismo mascellare deluchiano, trova ancora una volta in Fulvio Bonavitacola, vicepresidente e assessore regionale all’Ambiente, il suo architetto e notaio. La parola d’ordine è : raschiare il fondo del barile. Restituire dignità politica alla variegata e frastagliata umanità di impresentabili, fantasmi democristiani, trombati, sfigati, orfani, ex dipietristi geneticamente modificati e la vasta e sempre viva corrente cosentiniana e cesariana. Cerchiata in rosso sul calendario del potere del governatore c’era una data, una dead line obbligatoria. Occorreva dare un segnale inequivocabile verso ristretti e importanti ambienti collegati che muovono robusti interessi finanziari e di consenso in Campania.

Non è casuale se il 13 giugno e il 24 luglio il Consiglio regionale ha approvato due leggi che senza ombra di dubbio favoriscono i cementificatori di professione e la potentissima filiera dei costruttori che nei comuni a Nord di Napoli e nel casertano, in particolare, impongono il proprio verbo e costituiscono un sistema monolitico di potere. In un colpo solo sono stati approvati due disegni di legge : “Misure di semplificazione e linee guida di supporto ai Comuni in materia di governo del Territorio” e “Disposizioni sui tempi per gli interventi di riqualificazione ambientale delle cave ricadenti in aree ed in Zone altamente critiche (Zac) e per le cave abbandonate del Piano regionale delle Attività estrattive”.

Sono le pietre miliari che consentiranno a De Luca di allungare il passo e mettere le mani sulla Campania. Dopo la tragedia di Casamicciola, De Luca ha dovuto difendere a denti stretti la legge regionale che nei fatti stabilisce che un abuso edilizio non è un abuso se è di necessità. Addirittura ha fatto la voce grossa con alcuni ministri accusandoli di cialtroneria. Sotto silenzio, invece, nascosta dalla parolina “riqualificazione ambientale” è passata una invasiva norma che mette di buon umore la lobby dei cavaioli. Si tratta della proroga delle estrazioni e persino del rinnovo delle concessioni delle cave. In Campania, insomma, non si chiudono, non si bonificano e non si risanano le cave e i territori.

La Regione pensa al pil pesante e rilancia l’industria del cemento. Basti pensare che solo nel territorio casertano ci sono ben 442 cave, che interessano 75 comuni su 104 e che conferiscono al territorio un aspetto lunare e un primato unico per la Terra di Lavoro delle attività estrattive e della devastazione ambientale. Sembrava una stagione archiviata, così non è. Per anni i cementifici hanno fatto esplodere mine in montagne a ridosso di abitazioni, che si sono deteriorate proprio a causa di quest’attività facendo giungere detriti e inquinamento nell’aria e nel terreno. Metalli pesanti sono andati a corrodere tetti di abitazioni mentre polveri sottili hanno trasformato l’aria in camere a gas con effetti gravissimi sulla salute pubblica. Con buona pace di chi doveva e dovrebbe controllare : l’Arpac.

La lobby dei cementifici conta e non è estranea a determinati ambienti dicevamo: leggi camorra. Non è un caso se molta munnezza è finita tombata nelle cave. La leggina estiva è un capolavoro. E pensare che la Regione Campania doveva dare slancio al vecchio Piano cave con chiusure e recupero: passaggio mai avvenuto. C’è già chi sospetta, per lo più malpensanti e farisei, che qualche cava potrebbe essere utilizzata per dare una mano al piano di smaltimento con la collocazione a dimora dei residui dell’incenerimento delle ecoballe. Appunto malpensanti.