Lo stupro della ragazza polacca e della donna peruviana avvenuto a Rimini qualche giorno fa, mostra il gravissimo deficit di comunicazione da parte dei media italiani, da una parte, e dall’altra restituisce una narrazione viziata e fuorviante riguardo identità, dignità e valore delle vittime di questa spirale di follia. Innanzi tutto, parliamo dell’identità delle vittime dei soprusi sessuali. Una di loro, come già detto, è una giovane donna straniera. Proviene dalla Polonia ed era in Italia in vacanza. L’altra, sempre straniera, è di origini peruviane. La sua identità si arricchisce di un particolare: è anche una persona transessuale. Ciò significa che la sua identità di genere è femminile ed è quell’identità che è stata violata, barbaramente, allo stesso modo in cui è stata brutalizzata l’altra vittima.

I giornali e i Tg non hanno però saputo operare questo tipo di equiparazione. E cioè: non hanno visto la medesima violenza a danno di due esseri umani abusati per la loro natura femminile. La domanda da farsi a questo punto è: importa davvero se una è “biologica” e l’altra no? In altri termini: avrà fatto meno male lo stupro dell’una, rispetto all’abuso dell’altra? I media sembrano aver risolto la questione parlando della ragazza polacca e disconoscendo la dignità di individuo umano alla “trans”. Chiamata ancora, seppur meno frequentemente del solito, al maschile – se si è Male to Female (MtF), ovvero se si fa il percorso per diventare donne, è al genere di arrivo che bisogna guardare e quindi va sempre chiamata al femminile – e relegata a effetto collaterale della violenza, quella ritenuta “vera”, già esercitata sulla giovane turista straniera. Allo stupro fisico, insomma, si è aggiunto quello identitario. Ne siano fieri coloro che hanno fatto questo tipo di semplificazione. Transfobica, per altro.

In questo discorso, va ricordato che la brutalità dei quattro uomini non si è riversata solo sulle due donne, ma anche su un altro uomo. Su un maschio. La violenza maschile – quella che si esercita su una donna per il fatto di essere tale – ha fatto vittime anche fuori dal recinto del genere prestabilito. Ciò non toglie, ovviamente, gravità all’atto in cui le donne sono (e continuano ad essere) le prime vittime. Ma ne allarga i contorni. In un’estate che ha visto, proprio dentro la comunità Lgbt, polemiche tra un certo lesbo-femminismo escludente e le persone transessuali: per alcune attiviste Trans-exclusionary radical feminist (Terf), ovvero coloro che non ne sopportano la presenza nel circuito femminista, le trans in quanto ex-maschi sono comunque soggetti privilegiati. Per altre, i maschi sono tutti potenziali stupratori. Sarebbe interessante sapere cosa avrebbero da dire, in merito, sia il ragazzo pestato a sangue sia la peruviana stuprata. Ma appunto, si parlava di narrazioni deviate. E devianti.

Un ulteriore aspetto che emerge è l’esigenza di capire la nazionalità dei quattro aggressori. Come se la violenza fosse un fatto più grave se esercitata da “attori” stranieri. Atteggiamento che sposta l’asse del problema dalla vittima all’esecutore. Ricordiamo Debora Serracchiani, per cui lo stupro è più odioso se a commetterlo è un “richiedente asilo”. Il popolo del web ha reagito un po’ allo stesso modo. Non credo che una vittima di atti così aberranti e criminali si sentirebbe sollevata dal fatto che a violentarla fosse un italiano, in luogo di uno straniero. Affermazione talmente cretina – e offensiva – che non andrebbe nemmeno commentata. Ma siamo a questo punto, purtroppo. Ci si dimentica della vittima e del suo dolore e si cerca di stabilire una graduatoria di gravità. Dicendo implicitamente che ci sono stupri un po’ più accettabili o, quanto meno, meno gravi. Ma una pallottola che ti attraversa l’anima è pur sempre una pallottola. Importa la nazionalità della mano che ha sparato il colpo?

Ciò ha portato il popolo del web – famelico e arrabbiato – ad aumentare il suo odio sociale verso categorie altre, come immigrati e rifugiati. Categorie che, per effetto delle narrazioni devianti, coincidono con quelle di criminali sic et simpliciter. Ci sono interi partiti che basano le loro fortune su questo tipo di sovrapposizione. Pazienza che, cifre alla mano, delinquono più gli italiani rispetto agli stranieri in materia di stupri e femminicidi. Se seguiamo il pensiero dominante, e cioè che ci sono stupri di serie A e di serie B, nel nostro paese il 74.5% delle violenze domestiche è meno grave del restante 22% compiuto da stranieri.

Questo vi fa per caso dormire tranquilli, per caso? A me per nulla.