Nella domenica in cui don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro a Pistoia, attaccato da Matteo Salvini per una foto di rifugiati mentre nuotano felici in piscina, ha respinto i fascisti di Forza Nuova con una battuta midiciale (“Eh ragazzi, tranquilli, mi raccomando”), sul monte Sagro un altro prete ha sventolato la bandiera dell’antifascismo. In vetta al monte che domina Carrara e dove nei giorni scorsi Manfredo Bianchi, ingegnere e insegnante dell’istituto Zaccagna, ha issato la bandiera della Repubblica di Salò, proprio nel mese in cui a Vinca, ai piedi del Sagro, nel 1944 furono trucidati 173 civili.

Una provocazione, alla quale ha risposto il parroco del Duomo di Carrara don Raffaello Piagentini, 80 anni, che alla guida di un gruppo di cattolici e antifascisti, ha celebrato sul Sagro, come ogni anno, la messa di fine estate. Che quest’anno si è conclusa con Bella ciao. Anche il vecchio sacerdote ha cantato a squarciagola. “Ho cantato Bella ciao con grande gioia in ricordo di quanti sono morti per riconquistare all’Italia la libertà e la democrazia”, ha spiegato commosso.

Accade tutto in Toscana, dove sembra che i sacerdoti siano in prima fila a fare da tutori dei valori della lotta all’antifascismo, di ieri e di oggi. Qui il cattolicesimo ha avuto un ruolo significativo nella Resistenza e così sono numerosi i preti che si dichiarano apertamente antifascisti e per questo sono spesso oggetto di attacchi fascisti. Un antifascismo che nasce da lontano.

Da quando ad esempio, il 9 maggio 1938, Adolf Hitler, accompagnato da Benito Mussolini venne in visita a Firenze e il cardinale Elia Dalla Costa in segno di protesta fece sbarrare tutte le chiese fiorentine e fece tenere chiuso il palazzo arcivescovile, in piazza Duomo, nel cuore della città. Un affronto, uno sfregio che il fascismo mal tollerò.

Numerosi i sacerdoti che furono perseguitati dal fascismo e dal nazismo. Come il livornese don Roberto Angeli, organizzatore di un gruppo di resistenza, che finì in due campi di concentramento, raccontati nel libro Vangelo nei lager: “Vi offro in lettura queste pagine – scrisse ai lettori più giovani – fiducioso che non le accoglierete come un testo da studiare per gli esami, ma come una esperienza vitale cui partecipare; non cose passate da mandare a memoria, ma stimolo a ripensare il presente e a prepararsi per l’avvenire; contributo alla vostra maturazione”. Don Angeli fece parte del Cln livornese, cercava rifugi per i partigiani, salvò molti ebrei e prigionieri politici. Fu arrestato nel maggio 1944: fu interrogato a Villa Triste, a Firenze, dove avevano sede una sezione della Sd, la polizia politica tedesca, e un reparto della milizia repubblichina. Don Angeli, tuttavia, non disse niente ai fascisti e ai nazisti così fu mandato prima a Fossoli, poi a Bolzano, poi a Mauthausen e infine a Dachau da dove fu liberato quasi un anno dopo dagli americani.

Oppure c’è la storia del mugellano don Leto Casini, medaglia d’oro della Resistenza e giusto tra le nazioni, che per assistere ed aiutare gli ebrei tra il 1943 e il 1944. Anche lui fa parte di un comitato clandestino: cerca sistemazioni, trova da mangiare e da bere, distribuisce documenti falsificati. Don Leto viene incarcerato più volte, malmenato in carcere, minacciato di morte. Si salvò proprio grazie all’intervento del cardinale Dalla Costa.

A proposito di Mugello, come non ricordare don Lorenzo Milani, nato sotto il fascismo, che quindi non potè partecipare alla Resistenza, al contrario del fratello Adriano, ma che nei suoi scritti ha sempre manifestato la sua fede antifascista, soprattutto in Lettera ai cappellani militari, dove ammette come legittima la sola guerra di Resistenza. Proprio a causa di questa lettera fu denunciato e processato e subì violente ingiurie e minacce dai fascisti.

Un filo tiene insieme passato e presente. Non c’è solo don Biancalani. Un altro prete preso di mira da Forza Nuova in Toscana è il pisano don Armando Zappolini, pacifista e antifascista, amico di don Luigi Ciotti. Nel giugno scorso militanti del partito neofascista hanno affisso nella sua canonica uno striscione con la scritta a caratteri cubitali “Eretico”. Motivo? Don Zappolini aveva deciso di ospitare nei locali della parrocchia la festa di fine Ramadan. Già nel 2011 Forza Nuova attaccò duramente don Zappolini per l’allestimento di un presepe filo immigrati. “Il fascismo ha iniziato prima con le parole e poi con i fatti”, commentò don Zappolini.

Da Pisa a Firenze, parrocchia delle Piagge, dove opera don Alessandro Santoro, allievo del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in un quartiere degradato, che il prete scomodo (sospeso dal cardinale Giuseppe Betori per aver celebrato le nozze tra un uomo e una transessuale e reintegrato 6 mesi dopo) ha trasformato in un luogo impegnato per la difesa dei diritti degli ultimi, dei senzatetto, dei rom e dei musulmani. Qualche anno fa il centro sociale di don Santoro subì un raid fascista con tanto di firma: manganello e Duce. E nel 2016, a Pasqua, quando don Santoro decise di lavare i piedi ad una coppia omosessuale , fu attaccato dal Secolo d’Italia: “Gay e rom non devono essere accolti in chiesa”.