Erano stati avvisati e non era un’allerta generica o confusa, ma molto precisa. Talmente dettagliata da non aver sbagliato praticamente nulla. La velina era arrivata negli uffici dei Mossos d’Esquadra il 25 maggio. Lo diceva chiaramente: “Informazioni non confermate di sconosciuta veridicità alla fine del maggio 2017 hanno indicato che lo Stato Islamico aveva intenzione di compiere attacchi terroristici non meglio specificati durante l’estate contro i siti turistici affollati di Barcellona, in Spagna, in particolare sulla Rambla“.

Nei giorni successivi, la nota – che non forniva ulteriori dettagli sui potenziali jihadisti – era stata girata anche alla Guardia Civil e alla polizia nazionale, nonché al Citco e al Cni, le intelligence spagnole. Un’allerta negata per ben tre volte dal 17 agosto, giorno dei 16 morti sulla via più turistica di Barcellona, ad oggi dalle autorità catalane. Il 20 era stato il presidente Carles Puigdemont a smentire l’indiscrezione del quotidiano El Periodico – che oggi pubblica il documento in esclusiva – subito dopo l’attacco. Quarantott’ore dopo era stato il ministro dell’Interno Joaquin Forn a ribadire il concetto e il 28 agosto anche il maggiore dei Mossos Josep Luis Trapero afferma di non saperne nulla.

El Periodico dice anche oggi che l’allerta era stata lanciata dalla Cia. Sarebbero stati i Servizi segreti americani, quindi, ad avvisare gli spagnoli sull’imminenza di un attacco. Senza che nulla sia però stato fatto, nei mesi successivi, per indagare su chi potessero essere i potenziali terroristi. Ed è sull’attendibilità della fonte che adesso le autorità catalane ripiegano, costrette ormai ad ammettere che in effetti avevano ricevuto una segnalazione di quel tipo.

Senza spiegare da chi avessero avuto l’alert, il governo catalano ha respinto l’ipotesi che la soffiata fosse arrivata ai Mossos dagli uomini di Mike Pompeo. Quel documento non è stato scritto a Langley, ripete il ministro Forn. “Per mesi i Mossos hanno ricevuto avvertimenti provenienti da diverse fonti e in diverse parti della Catalogna”, ha detto il ministro. Segnalavano come potenziali obiettivi “luoghi di culto, infrastrutture, concerti, eventi sportivi e luoghi affollati, anche La Rambla o la Sagrada Familia“. Ma nulla che fosse particolarmente attendibile o circostanziato. Anche Trapero ha ammesso che la velina su La Rambla “è stata ricevuta e valutata” e “abbiamo capito che l’affidabilità era bassa“.