Mi è capitato di leggere in questi giorni sulle pagine di Rockol.it una recensione  a firma di Franco Zanetti del libro di Daniele Sidonio Mi si scusi il paragone (Musicaos, 2016). Il libro di Sidonio indaga la valenza letteraria della canzone d’autore, argomento molto in voga dopo il Nobel a Bob Dylan. Il volume, in realtà, è stato pensato, scritto e pubblicato ben prima del riconoscimento al cantautore americano. La recensione di Zanetti è importante perché porta la firma di uno dei più stimolanti giornalisti musicali italiani – con l’aggettivo “musicale” qui mi riferisco al mondo della canzone – e la sua posizione su un argomento che ho appena definito “molto in voga”.

Personalmente, sono quasi sempre in disaccordo con quello che scrive Zanetti, ma gli riconosco una preziosa particolarità che scaturisce dalla lettura di alcuni suoi articoli: nei giorni successivi penso spesso all’argomento trattato, sia per l’interesse delle questioni che solleva, sia per il modo dinamico e arguto di affrontarle.

Questa volta non fa eccezione. Parlando del libro di Sidonio, Zanetti dice la sua sulla questione dell’insegnamento dei cantautori a scuola, scrivendo: “Da qualche tempo si blatera della necessità di insegnare la canzone d’autore (cioè “i testi” della canzone d’autore) nelle scuole. Da bravi: lasciate perdere, vorrei dire a quelli che – perché convinti o per altre e meno nobili ragioni – propugnano questa idea. Lasciate perdere, perché di professori che saprebbero insegnare questa materia non ce ne sono, perché si insegnerebbero soltanto i testi e gli autori politicamente corretti, e perché insegnare le canzoni a scuola mi pare un ottimo metodo per farle detestare ai ragazzi”.

Ora: insegnare la canzone d’autore non vuol dire affatto insegnare solo i testi (Zanetti lo sa, e lo dice come un’amara profezia). La canzone è arte musical-letteraria; è letteratura musicale, così come Shakespeare e Goldoni sono letteratura teatrale, diversa dalla letteratura in prosa o poesia. Insegnando La locandiera, non si può prescindere dal modo performativo che aveva in testa l’autore per quelle parole: come potrebbe la celebre battuta “Io sono chi sono” del Marchese di Forlipopoli, per esempio, restituire la sua forza senza le diverse sfumature di declamazione, di volta in volta adeguate al contesto della scena? Insegnando Guccini non si può prescindere almeno dalla melodia e dall’armonia: come si potrebbe restituire, per esempio, l’ansia del tempo che passa delle parole di Incontro senza la velocizzazione delle variazioni armoniche all’interno dei luoghi simmetrici delle strofe, fino alla resa musicale dei momenti inafferrabili della nostra vita?

Da qui si può cominciare a discutere; non prima. Non ci sono professori? È vero, Zanetti – come detto – è persona arguta e sa che, pragmaticamente, molti insegnanti si limiterebbero a parlare solo dei testi dei cantautori, violentando fattivamente le canzoni. E allora, come già suggerito in alcuni dei tanti scritti sull’argomento in queste pagine (qui e qui), discutiamo sui canoni e prepariamo gli insegnanti.

Personalmente, penso sia già singolare che si possa insegnare la poesia pur essendo del tutto digiuni di nozioni musicali, figuriamoci la canzone. Quello di Zanetti mi pare un atteggiamento rinunciatario e anche vagamente deprimente, che priverebbe i ragazzi dell’insegnamento di una forma di letteratura che oramai descrive meglio di molte altre il nostro mondo e il nostro immaginario. Bisogna capire come fare. Comportarsi diversamente vorrebbe dire arrendersi.

Tornando al libro di Sidonio, il recensore conclude scrivendo: “L’autore è fermamente convinto che canzone d’autore e letteratura possano essere avvicinate, paragonate, affiancate”. Credo sia uno dei pochi casi in cui Zanetti non abbia centrato il punto. La questione non è se la canzone e la letteratura possano essere affiancate: Sidonio ipotizza che la canzone sia già letteratura autonomamente intesa, così come il teatro, così come la poesia, così come la prosa. Per esempio, io rimango basito quando ancora oggi si cerca dignità letteraria nei cantautori, andandone ad analizzare le canzoni per svelare le citazioni di poeti con cui sono infarcite; sarebbe come dire che i libri che citano i versi delle canzoni ambiscano a essere musical-letterari. Che significa? Niente. Essere “letteraria” per una disciplina artistica è una particolarità neutra, che non dà nessun tipo di dignità. Credo che l’argomento abbia bisogno di un approfondimento adeguato.