Fiuta lo spirito del tempo e di tutti gli altri tempi passati e a venire e li centrifuga in modo “complottaro” e marziano, riassumendo in sé l’intero arco costituzionale delle bizzarrie più perniciose e delle tesi più regressive e antistoriche dell’ultimo decennio. “Ve lo do io il Festival della canzone italiana”. “Ve lo faccio vedere io come canta e soprattutto pensa, sui social, un italiano vero oggi come oggi”. L’ultima è di queste ore. In principio si era dichiarato pro-venetista, insomma un secessionista del profondo nord, alla sinistra persino dell’ex ideologo della Lega Gianfranco Miglio. Poi, con una piroetta alla Messi delle sue, rimase folgorato sulla via dei Borboni. Adesso, e arriviamo così alle breaking news, il cantautore e imprendibile blogger e cavallo pazzo dell’opinionismo online, Povia, si è innamorato di Venezia. Non di quella contemporanea, ci mancherebbe; ma della Repubblica gloriosa che è stata all’epoca della Serenissima.

Le dedicherò una delle canzoni del mio nuovo album” ha promesso l’autore, notoriamente appiattito tra le mille cose su posizioni no gender e sì family day, di “Luca era gay” e “Vorrei avere il becco” (con quest’ultima vinse un Sanremo…). Et voilà, rieccolo, il (Giuseppe) Povia supernazionalista e nazionale, anzi internazionale e interstellare, ché mica ne esistono altrove di personaggi così. Stavolta al mare avvolto da una bandiera col gonfalone di San Marco a mo’ di asciugamano. Nella foto, che avrebbe fatto cambiare mestiere a Roland Barthes, il musicista milanese si presenta con le fattezze di un bagnante meneghino qualsiasi, ma con questo telo effigiato dal logo da combattimento della Serenissima Repubblica di Venezia deputato contestualmente a occultare alla visione dei bambini (ma pure gli adulti farebbero ohh) le sue parti intime. Solo che il diavolo si nasconde nei dettagli, e gli esperti della materia hanno avvistato subito la gaffe: “quel gonfalone è sbagliato. Il Leone Marciano presenta infatti la spada e il Vangelo aperto. Un errore storico: il primo particolare veniva usato in tempo di guerra assieme al Vangelo chiuso”.

Ai venetisti ortodossi non è andato giù quest’utilizzo disinvolto di un drappo sacro, derubricato a pareo. “Non venire a inquinare il nostro Santo Patrono con la tua politichetta da palcoscenico” hanno chiosato dal Comitato Bandiera Italiana 17 marzo. E la Rete è tornata a scatenarsi contro il povero Povia, come da consuetudine. Avanziamo anche noi una teoria complottista: che se le vada cercando? “Ripenso al brano sul quale sto lavorando da mesi, sulla Repubblica di Venezia – ha scritto Povia su Facebook -, si chiamerà SERENISSIMA e spero di pubblicarlo il 25 aprile, festa di S.Marco. Ora sono al mare all’Isola d’Elba a trovare i miei. Un solo difetto qui all’Isola… C’è il ricordo un po’ troppo positivo di Napoleone Bonaparte… (che mi sta di un antipatico che vi lascio immaginare”)”.

Povia contro Napoleone. Prossime puntate: Povia contro il Re Sole, Povia contro Cesare, Povia afferma “quella Cleopatra lì era peggio della Boldrini”, Povia fa a pezzi il Vangelo apocrifo del Congresso di Vienna, Povia e tutta la verità sulla Resistenza e sul tradimento del Gran consiglio del fascismo, Povia va alle crociate contro le ONG e le cooperative rosse dell’accoglienza ai migranti  vestito provocatoriamente con un burqa integrale in cachemire bertinottiano acquistato alla Rinascente ai saldi coi risparmi di tanti anni fa.

Riassunto delle trasmissioni poviane precedenti, queste andate tutte veramente in onda. Nel corso del tempo il nostro eroe ha attaccato duramente: i vaccini, gli immigrati, il gruppo segreto  “nuovo ordine mondiale” che lo avrebbe costretto alla cocaina, i “rappaminkia”. Di più: Povia ha ipotizzato che i terremoti nascano dai movimenti inesauribili degli uomini sulla terra sovraffollata, e di recente ha salutato alla stregua di un atto patriottico l’attentato contro l’albergatore Vaerio Ponchiardi, che aveva ospitato alcuni profughi richiedenti asilo. E qui c’è ben poco da ridere, o da fare ohh.