di Marta Coccoluto

Innovazione e viaggio, l’essenza di essere un nomade digitale sta tutta qui. Nell’audacia di intraprendere strade poco battute, di immaginare qualcosa di diverso e provare a realizzarlo, nell’abbandonare i percorsi già tracciati, siano questi modi di lavorare e di fare business, così come nuovi stili di vita e di lavoro.

Come ripetiamo spesso, non occorre l’idea del secolo per avere successo online e rendersi indipendenti grazie a Internet, così come non è necessario vivere zaino in spalla o in una meta esotica per essere un nomade digitale.

Ed è stata una bella conferma leggere in questa calda estate due libri che, attraverso un’ampia varietà di piccoli e grandi protagonisti, parlano proprio di innnovazione e di viaggio, e riconoscersi in quelle pagine.

Per un pugno di idee. Storie di innovazioni che hanno cambiato la nostra vita del sociologo Massimiano Bucchi (ed. Bompiani) racconta come dietro alla parola ‘innovazione’, spesso abusata, ci siano in realtà percorsi concreti, talvolta tortuosi, molto affascinanti. Storie di sconfitte e di ripartenze, di insuccessi e di inaspettate intuizioni, di coraggio e fiducia.

Nelle storie raccolte da Bucchi, l’innovazione non è quasi mai riconducibile a un genio isolato, ma svela sempre la sua natura di processo collettivo, spesso dallo sviluppo non lineare, in cui contano talento e costanza, talvolta anche tempismo e fortuna.

Le storie di innovazione, dal mouse al salto alla Fosbury, dalle sequenze Querty sulle tastiere dei computer al contropiede all’italiana, di questo piccolo e vitaminico libro (anche nella copertina, di un giallo acceso) ci aiutano a guardare in modo diverso la realtà che ci circonda e a tirare fuori dal cassetto i nostri progetti. E testimoniano che a volte per innovare serve volare alto, a volte invece bisogna guardare vicino e sporcarsi le mani, non solo metaforicamente.

Una su tutte, la storia del bibliografo e imprenditore belga Paul Otlet, il visionario che immaginò Internet cento anni prima del Word Wibe Web (ovvero, di quando l’innovazione arriva troppo presto), che ci svela come un certo tipo di società e di cultura possano influire in modo determinante sull’innovazione, preparandole un terreno fertile dove svilupparsi, o sterile dove non riuscirà ad attecchire. Leggendolo ho avuto l’impressione che l’autore spesso ‘passi la palla’ al lettore, sussurandogli tra le pagine che ciascuno di noi può diventare parte attiva nel processo di innovazione.

Lo stesso sprone arriva da Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita del giornalista e scrittore Federico Pace, pubblicato da Einaudi.

E dal racconto di Pace bambino che rompe la quotidianità dei giorni di vacanza estiva in Abruzzo con un piccolo, ma molto temerario viaggio solitario a piedi in aperta campagna, il libro ‘incontra’, tra gli altri, Oscar Niemeyer che in auto percorre il suo Brasile per andare a progettare una città mai esistita prima, Frida Kahlo su una soglia inattesa e poi Joni Mitchell in fuga dalla fine di un amore e la corsa insonne di Keith Jarrett verso Colonia. Ancora, Vincent Van Gogh nel lungo cammino a piedi tra il Belgio e la Francia nell’inverno in cui capì cosa gli serviva davvero per diventare pittore.

Il viaggio come unico sistema per cambiare e trasformarsi, il viaggio come chiave di volta di un’esistenza. Le storie raccolte in questo libro ci incoraggiano a credere che la vita possa “cominciare ad accadere, o possa tornare a farlo di nuovo, dopo un tempo troppo lungo in cui nulla sembrava più possibile“.

Insegna che intraprendere un viaggio è non solo spostarsi in direzione di un luogo o di una meta, ma è muoversi in direzione di noi stessi, è l’incontro con le nostre paure per vincerle e ripartire in direzione dei nostri sogni e obiettivi.

Viaggiare non è solo superare confini geografici, ma linee di confine che la routine, l’incertezza del nuovo e la paura di fallire hanno reso sempre più invalicabili. E non si tratta solo di viaggi dall’altra parte del mondo, ma anche di brevi tragitti e spostamenti a corto raggio che hanno tuttavia il potere di sovvertire l’abitudine e riscrivere la nostra vita.

Controvento insegna che paradossalmente ci vogliono coraggio e paura per cambiare, quella stessa paura che Camus – citato da Pace nel paragrafo introduttivo – identifica con uno dei valori più alti del viaggiare. È la stessa inquietudine che come nomadi digitali abbiamo provato prima di ridisegnare la nostra vita in chiave nomade, chiudendo alle nostre spalle la porta di una casa e di un lavoro sicuri per metterci in viaggio.