C’è gente che proprio non sa apprezzare gli oggetti di pregio. E arriva al punto di trattarli male. E’ il caso della Ferrari 365 GTB/4 Daytona stradale abbandonata per quarant’anni in una stalla delle campagne giapponesi: una delle sole cinque (sui 1.200 esemplari prodotti a Maranello dal 1969 al 1973) a poter contare su una carrozzeria realizzata interamente in alluminio e dunque particolarmente adatte alle competizioni data la leggerezza. Ma quella ritrovata in Giappone è l’unica, e non ne è noto il motivo, in versione stradale.

Per fortuna, o meglio per affari, c’è chi ci vede lungo. E’ la casa d’aste RM Sotheby’s, che senza indugi se l’è fatta spedire in Europa ancora piena di polvere e sporcizia, annunciando di volerla mettere all’incanto il prossimo 9 settembre a Maranello, in occasione dell’evento Leggenda e Passione. Appuntamento ghiotto per gli amanti del Cavallino, visto che verranno battute ben 35 Rosse datate dagli anni ’50 ad oggi. Tra cui spiccano una 250 GT LWB California Spider Scaglietti del 1959, stimata 9,5 milioni di euro, una 288 GTO del 1985 (4 milioni di euro) e un 250 GT Cabriolet Serie I del 1958 (9,5 milioni di euro).

Ma torniamo alla famigerata 365 Daytona con gli occhi a mandorla. Il suo numero di telaio è il 12653 e fu finita di costruire nel giugno del 1969: a settembre dello stesso anno fu venduta dal concessionario Motor SpA di Bologna a Luciano Conti, l’editore del Guerin Sportivo e di Autosprint. L’anno successivo l’auto cambia proprietario, e prende la via prima di Verona e poi di Ravenna. Nel 1971 viene importata da una concessionaria giapponese, cambiando diversi proprietari fino ad arrivare nel 1980 nelle mani di tale Makoto Takai, il “collezionista” che ha avuto l’idea bislacca di tenerla segregata per quasi 40 anni in un fienile.

E qui scatta la storia recente, con Sotheby’s che fa valutare il “pezzo” da un esperto Ferrari, Marcel Massini, che ne certifica l’autenticità nonostante qualche piccola modifica estetica: gruppo motopropulsivo e cambio-trasmissione corrispondenti ai registri, interni originali e incredibilmente ben conservati nonostante l’incuria. A questo punto, la decisione di ripulirla e metterla all’asta con una base di 1,7 milioni di euro, con ogni probabilità destinata a salire stabilendo un nuovo record per la Daytona. E qualche genio la teneva in un magazzino di campagna.