Il Bitcoin ricorda le catene di Sant’Antonio o, per gli americanofili, lo schema Ponzi. Qualcuno s’inventa una qualche entità informatica, ne fabbrica un certo quantitativo, racconta che è denaro e trova gente che gli crede. Lui diventa ricco sfondato e per un po’ la faccenda funziona.

Così iniziava un mio recente articolo su Il Fatto Quotidiano, argomentando poi perché un risparmiatore prudente starà ben attento a non bruciarsi le dita con le cosiddette “criptovalute”.

Al che, apriti cielo! Valanghe d’ingiurie. “Un articolo di merda” è la critica più argomentata. Come se il Bitcoin fosse considerato una divinità da una setta integralista, che considera blasfemo ogni atteggiamento non adorante. Oppure, più probabilmente, sbraitano alcuni imbroglioncelli che guadagnano sul Bitcoin, a danno di chi si affida a loro. Gli insulti ricevuti mi ricordano quelli dei venditori di polizze, fondi comuni e pensione ecc. quando smonto i loro prodotti. Però, una volta tanto, qui le banche non c’entrano.

Il Bitcoin rientra nell’ambito delle cosiddette “criptovalute”, che si spacciano per valute alternative a euro, dollaro ecc. e dovrebbero servire per pagamenti online più o meno occulti; e in ogni caso nascosti al fisco. Peccato che la stessa Bundesbank, cioè la banca centrale tedesca, neghi che il Bitcoin sia una valuta e lo faccia per bocca di Carl-Ludwig Thiele, noto anche per la strenua difesa dei contanti. Logicamente anch’egli oggetto d’insulti dai fedeli del dio Bitcoin.

Quella che sfugge completamente ai suoi tifosi è la dimensione giuridica della questione. Una moneta è tale solo nell’ambito di uno o più ordinamenti giuridici. Ma nessun Stato riconosce valore al Bitcoin riguardo alle cosiddette “obbligazioni pecuniarie”: pagare acquisti, rimborsare debiti ecc. Men che mai per versare tasse e imposte.

Questo è il punto centrale del discorso, non quello informatico. Non merita neppure entrare nel merito della tecnologia blockchain. Analogamente un discorso sull’oro come investimento prescinde dalle tecniche d’estrazione, raffinazione e saggio.

Quindi, per concludere

Il Bitcoin non interessa i normali risparmiatori, semmai i giocatori d’azzardo.

Il Bitcoin è inadatto anche come riserva di valore o bene rifugio. Le riserve delle banche centrali sono costituite da valute di paesi seri e da oro, non da Bitcoin. Tutti scemi i loro governatori

– La tesi che il Bitcoin sostituirà l’oro è un’idiozia già per ragioni quantitative. Il valore di tutti i Bitcoin in circolazione è nell’ordine dell’1% di quello di tutto l’oro estratto (circa 7.700 miliardi di dollari).

– Il Bitcoin non sarebbe neppure la prima novità di Internet, apparentemente destinata a cambiare i paradigmi dell’universo e poi finita nel dimenticatoio. Si veda la sorte toccata a Second Life.

Almeno per ora le criptovalute hanno molto l’aria di bidon-valute. Se ne verranno fuori altre, con caratteristiche e soprattutto un inquadramento diversi, ne riparleremo.