Gran parte dei giornali di oggi e quasi tutte le TV hanno dato grande e legittimo risalto alla carezza che un poliziotto ha ritenuto di dare ad una donna eritrea stravolta dal dolore, dalla disperazione, dalla rabbia. Quel gesto ci fa capire, e non avevamo dubbi, che dentro gli apparati dello Stato e nelle forze di polizia, esistono migliaia di persone capaci, professionali, fedeli alla Costituzione, capaci di quotidiani gesti di solidarietà e di umanità.

Proprio per questo è ingiusto generalizzare e puntare il dito contro chiunque indossi una divisa e abbia il delicato compito di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico, magari dovendo supplire all’inefficienza e al dilettantismo di coloro che avrebbero avuto la responsabilità istituzionale di trovare una soluzione alternativa ai profughi eritrei.

Quella carezza, tuttavia, non deve essere neppure usata per cancellare le immagini dei pestaggi, le cariche contro donne e bambini, gli inviti a “spezzare le braccia”. Guai a confondere tutti gli uomini in divisa con gli “squadristi” della Diaz o con chi ha pestato a sangue gli Aldrovandi e i Cucchi, per fare solo due nomi, ma guai anche a fingere di non sapere e di non vedere.

Se davvero si vuole rispettare ed onorare chi, ogni giorno, compie il proprio dovere è necessario individuare e sanzionare quanti, e non solo in Piazza Indipendenza, hanno tradito
la legalità costituzionale e repubblicana, magari evitando di scaricare le responsabilità sull’ultima delle reclute.

Per i misfatti della Diaz le scuse sono arrivate dopo oltre 15 anni, questa volta sarà il caso di essere più “celeri”.