Dopo l’estate in Regione Lombardia dovrebbe partire il nuovo piano di assistenza individuale, come banco di prova per la nuova medicina di base. Secondo le parole della ministra Beatrice Lorenzin, la nuova medicina territoriale deve prevedere “interventi finalizzati ad un ricambio generazionale nell’ambito della medicina convenzionata, attraverso meccanismi volti a non interrompere l’assistenza sanitaria territoriale, quali la velocizzazione dell’accesso alla professione da parte dei giovani medici e il loro coinvolgimento già nel corso del periodo di formazione”. Su questo sono assolutamente d’accordo.

La medicina del territorio da sempre è considerata, soprattutto dalle persone anziane e dai malati cronici, il punto di riferimento da cui partire. Se questo viene a mancare, o è insufficiente, ci si riferisce al Pronto Soccorso: a Milano 9 accessi su 10 sono inutili e fanno perdere tempo a casi necessari e soldi alla comunità.

Il nuovo piano di assistenza individuale rischia di togliere ulteriore tempo al medico di fiducia visto che i malati cronici in tutta la Lombardia sono più di 3 milioni, circa il 30% dei cittadini. Loro non dovranno più preoccuparsi di prenotare gli esami necessari a tenere sotto controllo la malattia, ricordarsi le date dei controlli, fissare una visita specialistica: a tutto ciò deve pensare un tutor, che tecnicamente viene chiamato «gestore», perché si occuperà in toto del suo percorso di cura (con una retribuzione di 45, 40 o 35 euro a secondo della gravità e complessità dei pazienti).
Il gestore non deve per forza essere un medico, può essere un ente anche privato e può gestire fino a… 200.000 persone. Naturalmente vi è il rischio reale che conti più il guadagno che la tutela della salute dei cittadini.

Insomma la solita confusione. Il medico di base, nel caso diventasse tutor, potrebbe guadagnare di più ma toglierebbe ulteriore tempo alla medicina vera divenendo più un medico di Stato che dei cittadini. Se i gestori saranno società sicuramente penserebbero esclusivamente al guadagno ed ad accaparrarsi il maggior numero possibile di cronici deviandoli prevalentemente verso strutture accreditate per le analisi e cure.

Il problema di base è che manca un controllo serio del percorso di cura e di gestione che lo Stato dovrebbe fare in modo centralizzato visto che la spesa sanitaria italiana si attesta sul 7% del Pil. Lo demanda ancora di più invece al medico del territorio che diventa anche il “segretario personale” del cittadino.

Io credo invece che occorrerebbe cambiare radicalmente la medicina del territorio costituendo un vero e proprio servizio ospedaliero turnato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dai medici di base che ritornerebbero a fare i medici dei cittadini. La medicina del territorio dovrebbe, questa la mia proposta, continuare ad essere il primo vero soccorso ed indirizzo di chi ha bisogno. I medici di base, oltre il proprio ambulatorio, devono coprire un servizio di primo soccorso presso tutte le strutture convenzionate (senza pronto soccorso non si deve poter essere convenzionati! Qual è il giro di affari della Pio X di Milano ad esempio? Per quale motivo non ha un pronto soccorso? Farà richiesta di essere gestore?) alleggerendo la medicina d’urgenza di richieste inutili e tenendo aggiornati medici ormai lontani dalla realtà ospedaliera.

Questi sarebbero soldi pubblici ben spesi. Prenotare e ricordare gli appuntamenti per la propria salute deve rimanere obbligo del cittadino magari con sistemi di gestione al passo dei tempi.