Arriva Caronte, settima ondata di caldo africano, annunciano i meteorologi, e nelle 380 celle del carcere fiorentino di Sollicciano, che ospitano circa 700 detenuti, l’afa fa paura. Perché nel penitenziario di Firenze, costruito nel 1983 non ci sono né aria condizionata e neppure ventilatori. Al punto che l’assessore alla Sanità della Regione Toscana Stefania Saccardi ha deciso di comprare e inviare al carcere più caldo d’Italia – è esposto tutto il giorno al sole – una novantina di ventilatori (26 euro più Iva ciascuno).

La decisione è stata presa ai primi di agosto, dopo due mesi di caldo insopportabile: “Le celle sono larghe 14 metri quadrati e ci stanno in media 4 detenuti: insomma una specie di forni microonde”, denuncia l’ex consigliere regionale Enzo Brogi, Pd, esperto di carceri. “Avevamo promesso l’invio di 100 ventilatori – spiega la Saccardi – Poi era sorto il problema dell’eccessivo carico energetico, che l’impianto di Sollicciano non avrebbe retto. Così ne abbiamo mandati 60, che la direzione del carcere ci aveva detto essere sostenibili per l’impianto del penitenziario. Poi qualche giorno fa altri 30 per Solliccianino, il primo istituto penitenziario a custodia attenuata di tutto il territorio italiano”.

E’ sicuro che i ventilatori entreranno in funzione? L’amministrazione penitenziaria sostiene di non averw soldi, la Regione non era tenuta a comprarli, ma li ha comprati e consegnati. Il problema è ora nelle mani dell’Asl che deve dire quali sono i detenuti che ne hanno più bisogno (anziani, malati e così via) e dei dirigenti del carcere che li devono installare. “Speriamo che non glieli diano a dicembre, altrimenti prendono il raffreddore”, ha scherzato il comico Paolo Hendel, che il 17 agosto scorso ha fatto visita al carcere fiorentino assieme ad una delegazione di Radicali, guidata da Rita Bernardini, al cappellano del carcere don Vincenzo Russo e al consigliere comunale Tommaso Grassi, di Firenze riparte a sinistra. “La verità – dice Grassi – è che il carcere si trova in condizioni fatiscenti. Come ha detto Hendel a Firenze ne andrebbe costruito uno nuovo, altro che stadio”.

E pensare che quando fu inaugurato – 40 miliardi il costo – politici e media inneggiarono alla costruzione di “un carcere modello”. Ma subito fu chiaro, tra crolli e infiltrazioni d’acqua, che di modello a Sollicciano non c’era nulla. Gli Ottanta furono gli anni delle carceri d’oro, e anche su Sollicciano fu aperta un’inchiesta nel 1985 dall’allora sostituto procuratore Ubaldo Nannucci per presunte irregolarità nella costruzione dell’istituto penitenziario. Tre anni dopo tutti gli inquisiti, compreso il conte Callisto Flavio Pontello, titolare dell’impresa costruttrice e proprietario della Fiorentina calcio, furono assolti. Resta il fatto che oggi Sollicciano non regge neppure il carico elettrico di più di novanta ventilatori.