Non bastano i vitalizi e le prebende dei consiglieri regionali del Trentino Alto Adige. Adesso si fanno avanti anche i sindaci, per lo meno della provincia autonoma di Bolzano, che chiedono sia approvata una legge che consenta a chi di loro è libero professionista di percepire una pensione supplementare. Si tratterebbe di una forma previdenziale integrativa, con un contributo pari al 24 per cento dell’indennità di carica percepita che verrà sborsato dai Comuni stessi e dell’8 per cento a carico dei singoli sindaci.

La proposta galleggia nel mondo politico trentino e altoatesino da tempo. Ma finora ha trovato un’accoglienza fredda da parte dei sindaci della provincia autonoma di Trento, anche a seguito delle polemiche sui vitalizi d’oro degli scorsi anni e sulle riforme parziali approvate dal consiglio regionale. Adesso una accelerata viene dal Sudtiroler Volkspartei, il partito di maggioranza a Bolzano, che spinge per la presentazione e approvazione di un disegno di legge. “La proposta è già pronta, ma non l’abbiamo ancora depositata. Aspettiamo di avere un altro incontro con i colleghi di Trento”, spiega il presidente del Consorzio dei Comuni dell’Alto Adige, Andreas Schatzer, sindaco di Varna (Vahrn in tedesco).

L’accordo tra Bolzano e Trento è fondamentale per far approvare la legge. I sindaci Svp, riuniti in assemblea qualche mese fa, hanno dato mandato a Schatzer di cercare alleanze. La proposta non ha però trovato il favore di Renzo Caramaschi, sindaco di centrosinistra di Bolzano, e di Christian Bianchi, sindaco di Fratelli d’Italia di Laives. Nelle scorse settimane Schatzer ha avuto alcuni incontri con il consorzio dei Comuni di Trento. Una nuova riunione si terrà la prossima settimana e sarà decisiva. “Se saranno d’accordo, presenteremo insieme il disegno di legge, altrimenti andremo avanti da soli”, annuncia.

Ma perché, in epoca di risparmi, la Svp si avventura in questo terreno politicamente insidioso? “Perché secondo noi c’è una discriminazione. I sindaci che svolgono un lavoro dipendente hanno i benefici pensionistici che non vengono rallentati dal periodo in cui svolgono la loro carica – dichiara Schatzer a ilfattoquotidiano.it – Invece i liberi professionisti, agricoltori compresi, che hanno una attività non dipendente da un datore di lavoro, non hanno lo stesso beneficio. Per questo vogliamo una pensione supplementare che compensi il periodo in cui un sindaco non può dedicarsi alle proprie attività”. Pare che nella proposta sia prevista anche una indennità di fine mandato a carico del Comune con un ulteriore 8 per cento. “Ma su questi dettagli, come sulle modalità di calcolo della pensione, c’è tempo per parlarne”, conclude Schatzer.

Da Trento arrivano le repliche. “La questione di una differenza iniqua tra lavoratore autonomo e dipendente c’è, ma mi chiedo se questo è il momento giusto per affrontarla. Non è una priorità” ha dichiarato al Trentino Paride Gianmoena, primo cittadino di Varena e presidente del Consorzio dei Comuni del Trentino. “Noi sindaci siamo consapevoli della situazione economica generale. E capiamo anche che si deve lavorare per avvicinare le persone alla politica e non per allontanarle. Per questo possiamo dire che abbiamo fatto la nostra parte. Abbiamo ridotto le nostre indennità dell’8% e poi i Comuni hanno cercato in ogni modo di ridurre le spese”.

Ancora più severo è il consigliere regionale Filippo Degasperi del Movimento 5 stelle: “Sarebbe bene – sottolinea al fatto.it  – che qualcuno si ricordasse della relazione del commissario Carlo Cottarelli che alcuni anni fa si occupò di spending review. In un capitolo dedicato agli amministratori del Trentino Alto Adige sottolineava come le loro indennità fossero il doppio o il triplo di quelle dei loro colleghi di altre regioni italiane. Mi pare che i sindaci altoatesini potrebbero già essere soddisfatti, anziché riprovarci con una nuova legge regionale”. Ma, siccome non lo sono, continua Degasperi, “sono gli elettori che dovrebbero punire il distacco dalla realtà di questi amministratori. Purtroppo non è avvenuto nemmeno dopo lo scandalo dei vitalizi. Anche perché nel territorio i veri collettori dei voti sono proprio i sindaci”.