Credo che i miei 25 lettori siano abituati a questa forma un po’ originale di indignazione, forse una mania. Quando qualcuno fa o dice una scemenza, la mia attenzione si concentra non sull’autore ma sulle reazioni di chi gli sta accanto. Già mi era capitato di scrivere a questo proposito quando Silvio Berlusconi raccontò una barzelletta particolarmente scema e oscena sollevando la cortigiana ilarità del gruppo che lo circondava o quando Vittorio Sgarbi fece la sua stupidissima imitazione della Raggi di fronte a una Lilli Gruber divertita. Ecco, è proprio quello che mi è successo pochi giorni fa, davanti al magnifico duetto tra il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e un rappresentante del Pd, Andrea Gnassi, andato in scena nel corso del meeting di C.L. Su quali siano le imprese del sindaco veneziano e quale sia il livello logico-linguistico del suo intervento ha già detto tutto Marco Travaglio nell’ editoriale di ieri.

Ma proprio per questa sua storia e per la sua cultura la performance di Luigi Brugnaro mi lascia del tutto indifferente, direi che è nell’ordine delle cose. Quello che mi ha scandalizzato è l’atteggiamento del suo vicino di posto e oratore successivo, il buon Gnassi. Il quale dapprima sembra manifestare un piccolo imbarazzo, poi se la cava con una battuta neanche tanto pertinente (cosa c’entra Romagna mia?), infine chiude il tutto con una pacca sulla spalla del tipo “abbiamo scherzato, volemose bene, siamo qui per cazzeggiare”. Ora, se uno avesse un po’ di senso della dignità della propria persona, del proprio ruolo e di ciò che rappresenta – un partito, migliaia di militanti, milioni di elettori con una certa cultura e una certa sensibilità – si comporterebbe diversamente.

Di fronte a una serie di fanfaronate sui cecchini che in piazza San Marco sono pronti a impallinare chi si azzarda a pronunciare “Allah Akbar”, di fronte a questa esibizione da osteria permeata di violenza, si alzerebbe dalla sedia e se ne andrebbe lasciando la compagnia ai suoi lazzi indecorosi. Invece no, meglio per chi rappresenta il Pd una pacca sulla spalla al sindaco sceriffo, meglio una battuta che non rovini l’armonioso clima ciellino perché l’inciucio, che molti temono ci sia dopo le elezioni, è già qui, in queste cose, nell’incapacità di manifestare chiaramente la propria diversità, l’inaccettabilità di certe posizioni, l’assoluta estraneità rispetto a un certo modo di essere.