Stavo per scrivere in merito alla ricorrenza imminente del sisma di Amatrice e centro Italia, quando ancora una volta è arrivata l’amara non-sorpresa di una scossa, questa volta a Ischia, modesta come entità, ma devastante negli effetti per alcuni edifici dell’Isola. Perché “non -sorpresa?”. Perché so come da noi vengono progettati, costruiti e, nel caso del “pubblico”, collaudati gli edifici, anche in zone a rischio.

L’entità è stata modesta come magnitudo se si pensa che in Giappone con il 5,6° Richter non vengono abbandonati né gli uffici né le case, ma viene solo chiusa la metro. Da quelle parti, da tempo, si ci è attrezzati per l’adeguamento con gli isolatori antisismici, capaci di separare il suolo partendo dalla base (che nel caso di Casamicciola sarebbe stato l’ideale, trattandosi di scosse superficiali), poi con ammortizzatori (dissipatori) tra i piani, con architravi mobili per porte e finestre e con tutta una serie di accorgimenti che rendono inoffensivi, per cose e persone, eventi tellurici anche importanti.

Per quanto riguarda viceversa l’Italia, avevo già ampiamente descritto la vastità ed esaustività di norme, leggi e regolamenti, a volte in numero esorbitante per quanto riguarda l’edilizia pubblica, tali e tanti che rischiano di elidersi a vicenda. Altrettanto complesso, se non traumatico dal punto interpretativo, è il settore privato. Cosicché risulta, per taluni, meglio non seguire i dettami bensì aggirarli.

I progettisti, per esempio, quando ci sono, hanno rinunciato da tempo all’etica professionale: il cliente pubblico o privato, va assecondato, va invogliato a eludere le norme. Anzi, alcuni si ritagliano il ruolo di “facilitatori” di pratiche, promettendo il massimo risultato con il minimo sforzo: meglio investire in regalini a chi deve esaminare il progetto, piuttosto che investire sul proprio aggiornamento tecnico.

Questo lo ribadii anche a Sky Tg24 un anno fa, proponendo che venissero diffusi a mezzo stampa i nomi dei progettisti cialtroni, in modo tale che i potenziali committenti potessero regolarsi, ovviamente insieme ai responsabili Uffici tecnici e relative Commissioni edilizie complici.

Da anni sostengo che progettare bene non solo riduce o annulla i rischi, in casi di eventi naturali, ma facilita e accelera il processo di approvazione perché neanche l’amministrazione più corrotta può negare un permesso per realizzare un progetto ben redatto e rispondente alla normativa.

Un’ultima chiosa, che potrà sembrare corporativa, me la voglio concedere nei riguardi della superficialità con cui alcuni giovani giornalisti, opinionisti e molti non addetti ai lavori, tra cui anche “artisti” dell’infotainment della tv di Stato, attribuiscono ancora ai “soli” ingegneri le competenze in campo strutturale, mentre se il percorso è stato completo, entrambe le professionalità, se sono tali e rispondono a quei requisiti di capacità, esperienza, etica anzidette, possono intervenire.

Lo sa bene la Protezione civile o il corpo dei Vigili del fuoco che parla sempre e solo di “Tecnici” comprendendo ”ingegneri ed architetti” anzi, in virtù del RD 2537/1925, più volte da me citato nei passati mesi, nella progettazione di restauro e ristrutturazione di Edifici storici l’incarico è appannaggio di questi ultimi, come in Emilia Romagna le soprintendenze hanno ribadito più volte con circolari ai Comuni in tal senso.

Tra l’altro chissà poi perché, gli edifici che non rispettano le norme in generale e quelle antisismiche in particolare, non rispettano quasi mai l’ambiente e sono devastanti anche per la bellezza del territorio.