Quindici anni di presenza sul mercato videoludico con altrettanti capitoli pubblicati: Call of Duty è indubbiamente uno dei videogiochi più longevi degli ultimi due decenni. Il titolo firmato Activision vanta milioni di giocatori in tutto il mondo affermandosi negli anni come uno dei preferiti per PlayStation, sia per la campagna in singolo che per le partite online in multiplayer. Nonostante una popolarità stellare come videogioco, ha ancora qualche difficoltà ad affermarsi come eSport, ovvero come titolo competitivo.

Sia chiaro: nulla da invidiare ad altri titoli come Overwatch o Counter-Strike. Call of Duty ha tutte le carte per essere uno dei titoli di punta del panorama degli sport elettronici. L’attenzione che Activision ha dedicato a questo aspetto del gioco è stata però marginale per molto tempo. Non per disinteresse ma per poter studiare attentamente e con pazienza il miglior modo per presentarlo come eSport al mondo intero. Un’attesa che ha visto la luce solo nell’ultimo anno con la creazione del primo circuito competitivo stagionale: una serie di eventi e tornei distribuiti uniformemente nell’arco di un anno che hanno toccato decine di città: Las Vegas, Atlanta, Dallas e Anaheim per l’America, Londra, Parigi, Birmingham e Sheffield per l’Europa, senza dimenticare le due tappe di Sidney, Australia. Tra i vari Open Qualifier e la CWL Global Pro League sono state poche e brevi le pause dalle competizioni.

Le intenzioni serie, serissime, di Activision, della MLG, inizialmente partner prima di essere acquisita dalla stessa, e di Sony con PlayStation si sono viste fin dall’annuncio del montepremi: 4 milioni di dollari, di cui 1,5 per il mondiale. Nulla, in realtà, se paragonati ai 20 milioni di Dota2 messi in palio per la rispettiva fase finale. Il titolo Valve, però, gode di anni di esperienza e dell’aiuto economico dei suoi videogiocatori. L’eSport di Call of Duty, invece, è nato realmente nell’ultimo anno come sezione a se stante. Negli anni precedenti l’impressione è stata che le competizioni fossero utilizzate da Activision come un corollario, quasi una forma di pubblicità ulteriore per il proprio videogioco. A cavallo tra la fine del 2016 e il 2017 la decisione di realizzare un circuito di competizioni vero e proprio, ideato appositamente per presentare CoD come un eSport a tutti gli effetti.