Abbasso lo sguardo verso i polpacci: è il caso di indossare una gonna lunga oggi. Alzo le braccia e ispeziono le ascelle: meglio optare per le maniche corte anziché la canotta. La spiaggia poi è una tragedia: ci vorrebbe il costume da gara della Pellegrini.

L’estate è il periodo in cui le donne, per la cura del fisico, fanno gli straordinari. Se poi vivi al mare i tuoi peli diventano oggetto di attenzione morbosa, come neanche tuo marito nei primi giorni di fidanzamento.

Non essendo una sadica del pelo estirpato fino all’ultimo bulbo, mi sono domandata a lungo se tutto questo lavoro di disboscamento valesse veramente la pena, e soprattutto se non fosse ora di entrare in un perenne stato di disobbedienza ambientale e propendere per una sana foresta vergine. Poi però non ne ho avuto il fegato, provando ad auto-convincermi che senza peli mi piacevo di più.

È davvero una questione estetica quella per cui una donna pelosa è meno attraente di una depilata? O piuttosto una forzatura culturale a cui ci siamo assoggettate?
Se le donne smettessero di depilarsi e, estate dopo estate, fin da ragazzine, i nostri occhi si abituassero a quei ciuffetti sparsi qua e là, la nostra idea di ciò che è appropriato e socialmente pulito sarebbe diversa. Perché il bello è spesso frutto di ciò che è accettato dalla maggioranza.

Depilarsi non è l’unica impresa che le donne perseguono in nome di un modello di bellezza occidentale. Prendete un numero uguale di uomini e donne dopo i quaranta; conoscenti, amici, semplici estranei. Contate quanti di loro sfoggiano capelli grigi e vedrete che le donne sono in minoranza. E’ più difficile vedere una donna che ingrigisce portare la chioma con leggerezza. Proprio mentre scrivo questo post, Repubblica.it celebra i 60 anni “senza età” di alcune donne famose: nessuna di loro ha un capello bianco.

Ai Red carpet nostrani, la generazione di attori over 40 (Favino, Santamaria, Argentero tanto per citarne alcuni) mostrano i primi ciuffi brizzolati, mentre sulle capigliature delle attrici coetanee risaltano splendide nuance che vanno dal biondo al nero, senza mai una sfumatura di grigio. Forse perché mostrando i segni del tempo faticherebbero a trovare lavoro? Probabilissimo.

Alcune amiche che si tingono i capelli mi hanno raccontato che si preferiscono così, impensabile per loro guardarsi allo specchio invecchiate. Non le giudico, è dannatamente difficile vedere il tempo pitturare a suo piacimento i tratti del suo passaggio. La traversata del tempo è più implacabile, inclemente, sul fisico di una donna che su quello di un uomo e l’onere della giovinezza pesa maggiormente sulle spalle delle donne.

Per ogni Berlusconi e Trump che, ridicoli, cavalcano un’onda seccatasi da decenni, ci sono un’infinità di comuni Brigitte Macron sedute puntuali ogni due settimane sulla poltroncina della parrucchiera. Cosa succederebbe se a un certo punto, anche su questo aspetto, la società sdoganasse il capello grigio e lasciasse la donna libera, ma veramente libera, di scegliere come piacersi, indipendentemente da quello che è lecito aspettarsi da lei?

Se le donne del mondo dell’intrattenimento, dello spettacolo, le varie Parietti, Bellucci, Buy, Ventura, Clerici (si farebbe prima a stilare la lista al contrario) si facessero vedere au naturel?

Il problema non è tingersi, il problema è avere la serenità intellettuale di poterlo scegliere. La dualità sul corpo della donna è sempre fortissima: da un lato innalzata a inno della natura e potente genitrice, dall’altro costretta in modi subdoli a pratiche innaturali per occultarne il biologico passare del tempo. Quasi che, dopo aver esaurito il proprio ciclo di femmina fertile e desiderabile – poco prima della menopausa – debba restare ancorata a un’immagine non più veritiera di gioventù e sensualità.

Credere che in fondo, semplicemente, non sia gran cosa tingersi i capelli tralascia le vere ragioni per cui lo si fa, che sono le stesse per cui si vuol fare credere che si è più belle con la pelle tirata, che la taglia 40 è quella di riferimento, che le femmine non sono brave nelle materie scientifiche, che le donne non dovrebbero guadagnare quanto gli uomini.

Piccoli o grandi che siano, si tratta di dogmi sociali creati per mantenere alto il livello di pressione e mettere in dubbio le donne sulla proprie capacità, sulla propria autostima, sui propri talenti, sulla propria bellezza.

Quando si tratta del corpo delle donne, anche la scelta più scontata, non è mai senza una certa dose di condizionamento esterno.