Benvenuti a Ten Talking Points, l’unica rubrica che ha portato Kyrgios in finale a Cincinnati. Per poi perderla. Altre considerazioni.

1. Parafrasando il mitico Luigi Necco: “Torino chiama, Napoli risponde”. La Juve dilaga fischiettando con il Cagliari, illuminata da un assist sublime di Pjanic e da un Dybala che dovrà meritarsi (e può farlo) la maglia numero 10. Mandzukic si conferma utilissimo e Higuain, nonostante il suo fisico pingue-diesel, va già a segno. La vittoria bianconera non era neanche quotata alla Snai, ma la partenza è buona. E Buffon è ancora Buffon.

2. Di contro il Napoli soffre all’inizio, per poi imporre la consueta dittatura collettivista del proletariato. Oltremodo sontuoso l’assist di Insigne per Milik, il cui tocco felpato – da solo – era poesia. Il gol subìto e l’espulsione nel finale, del tutto regalati, avranno certo fatto arrabbiare il Che Gue Sarri. Il quale, del resto, è già arrabbiato di suo. Come scelta di vita.

2 bis. Una scelta di vita giustissima, peraltro.

3. Il Napoli era in silenzio stampa. Ufficialmente per preparare la trasferta di Nizza, di fatto per difendersi da Francesco Modugno di Sky. Ve l’avevo detto che il Commodoro Marxista avrebbe sopportato poco questo idolo contemporaneo che impugna il microfono come Julio Iglesias mentre intona una romanza a Flavia Fortunato e usa la voce come Dolores O’ Riordan. Resisti, Che Gue Sarri: per uno che ha fatto la Bolivia, Modugno in confronto è Rapolano.

4. L’Inter fa scempio di una Fiorentina piccola piccola, spolpata da un calciomercato in cui ha svolto la parte del negozio che vende tutto in saldo. Icardi farà 47 reti e vincerà i Mondiali. Perisic volevano venderlo, ma Spalletti tutto è fuorché scemo. Insisto: questa Inter è inferiore solo a Juve e Napoli, e neanche di tanto. Sabato, a Roma, può vincere.

5. Già, la Roma. Delle big era quella che rischiava di più ed è quella che (Lazio a parte) ha convinto di meno. Ma ha vinto, e la vittoria a Bergamo è pesantissima. Bene Kolarov. Di gioco se n’è visto poco, di grinta tanta, di culo altrettanto. Primo tempo discreto, secondo vissuto sott’assedio. Di Francesco è il primo a saperlo. Dovrà lavorare tanto: se i suoi giocano così, sabato Icardi li martirizzerà con sicumera gaucha.

5 bis. Ogni volta che Manolas prova a impostare la manovra, un Pirlo muore.

5 ter. Il Papu Gomez ha un’intelligenza tattica che mi rapisce. Il suo talento, “utile” e senza fronzoli, è meraviglioso. Con lui la palla è in banca: una banca che non ti fotte mai. Lo adoro.

6. Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento picierniche al largo dei bastioni di Rignano. Raggi Gozi balenare nel buio vicino alla porte della Boschi. Pance salviniane trangugiare salami preparati da Isoardi forse fedifraghe. Ma un troiaio come il palo fantozziano di Ilicic, a tre centimetri dalla porta, quello no. Non l’avevo mai visto.

7. Nella giornata dei 3-0 e derivati, il Milan fa scempio di un Crotone anzitempo azzoppato da rigore ed espulsione. Il/la Var funziona, ma viene usato/a un po’ a caso: sullo 0-3 c’era un rigore ancora più evidente (Mandragora su Cutrone). Gara chiusa dopo 24 minuti. Cutrone si è presentato con rigore procurato, gol e assist: darlo in prestito sarebbe una follia. Sulla fascia destra, con Kessie-Conti-Luce, il Milan luccica di iridescenza quasi satolla. Calhanoglu pare quello più limitato dal modulo attuale, ma avrà modo di dare segno di sé. Kalinic si rivelerà utilissimo anche come chioccia: Cutrone e André Silva, da lui, impareranno molto.

7 bis. Nel primo tempo Suso ha fatto quello che voleva. Gli riusciva tutto, e sempre con quella faccia da folletto afflitto da saudade che si è appena fatto i capelli col tosaerba. Gol, assist, dribbling, paso doble, mazurke. A un certo punto ha persino citato i Sepolcri del Foscolo. Egli è davvero Luce. Sia dunque Lode.

8. Passo falso della Lazio, ma è anche merito della Spal (che peraltro ha un attacco mica male: Paloschi, Floccari e Borriello). Di Francesco Jr gioisce, Farinacci Mihajlovic sacramenta. La Samp rischia non poco opposta a un Benevento pugnace. Chievo corsaro a Udine. Sbadigli sostanziali tra Sassuolo e Genoa.

8 bis. Era una vita che sognavo di usare “pugnace” e “corsaro”. Come un Emanuele Dotto eversivo.

9. La grinta che riesce a trasmettere Conte andrebbe insegnata nelle scuole. Il suo Chelsea era già atteso al varco, e lui – zac – ha vinto a Wembley contro il Tottenham. Doppietta di Marcos Alonso, che qualcuno a Firenze riteneva una sòla. Satanasso Antonio.

10. Fabio Caressa è già rutilante. Atalanta-Roma, secondo tempo. Il campo è pieno di buche e la palla schizza senza senso alcuno. I giocatori si lamentano. Lui: “Quando la palla rimbalza è palla pazza e strumpallazza, come si diceva negli anni 80. Eh eh. Ricordi Beppe?”. Beppe Bergomi, che non ricordava, è stato zitto. Io, che invece ricordavo, ho picchiato Nardella. Così: per rappresaglia.

A lunedì.