di Giusy Cinquemani

Gli eventi di questi giorni di agosto sembrano andare secondo la logica dell’orrore schiaccia orrore. Qualche giorno dopo il brutale assassinio di Niccolò Ciatti a Lloret del mar, l’attentato terroristico sulle Ramblas a Barcellona. Ma il terrorismo, malgrado il numero di morti, non cancella quanto si è consumato dell’umanità a Lloret del mar. Sotto gli occhi di tutti, in quella discoteca, non è morto solo un ragazzo, un bravo ragazzo a sentire chi l’ha conosciuto, ma abbiamo assistito alla scomparsa dell’essere umano. Niccolò viene lentamente ucciso, perché un pestaggio è lento, non è una pallottola, non è un camion in velocità, sotto lo sguardo vuoto di centinaia di coetanei zombie. Qualcuno armato di videocamera che prontamente ha utilizzato per dire al mondo “Io c’ero!”. Per la verità, quel video che immortala il massacro di Niccolò, dichiara l’inutilità dei presenti all’evento.

Quel video, come le registrazioni delle telecamere di sicurezza, che si vogliono in ogni dove, possono permettere di identificare l’assassino, ma solo la reazione dei presenti avrebbe impedito al lottatore professionista di trasformarsi in assassino e a Niccolò di non essere la vittima di un omicidio. Sarebbe bastato poco perché l’assetto di quel gruppo cambiasse. Cos’è un gruppo e fin dove arriva un gruppo? “Un gruppo è sin dove arriva la mia voce” scriveva W.R. Bion (1961). A portata di voce erano in centinaia, ma per essere un gruppo sarebbero dovuti anche essere vivi. Invece, la scena sembra essere un’esecuzione a opera della Bestia, la ventiquattresima personalità del protagonista di Split (Manoj Night Shyamalan, 2016) all’interno del quarto remake de L’invasione degli ultracorpi (D. Sigel 1956).

Quello non era un gruppo, quello era un assembramento di esseri, uno sciame, direbbe Byung Chul Han, che dell’umano conservano solo la sembianza, le funzionalità motorie pompate da tutte le sostanze legali e illegali che ci si riesce a procacciare. Poteva andare diversamente. Sono accaduti invece quell’orribile vicenda e quell’orribile video, che solo i genitori di Niccolò avranno guardato senza vergogna, con infinito strazio sicuramente, ma senza vergogna. Per gli altri rimarrà la vergogna dell'”Io c’ero”.