I mostri servono a rassicurarci della nostra normalità, gli indifferenti servono a rassicurarci della nostra differenza. Siamo un popolo di gente normale e differente, verrebbe da pensare, ma se lo facciamo, siamo solo dei cialtroni.

La violenza di alcuni dei fatti di cronaca, di cui leggiamo quasi quotidianamente, non cessa di destare stupore, sdegno, dolore, ma vi si reagisce con la stessa violenza o peggio con ignoranza. Occhio per occhio, dente per dente, ma gli occhi sono solo due e i denti, anche se trentadue, sono comunque destinati a esaurirsi e senza vedere e mangiare non si ha un bel destino di fronte.

La rabbia legittima di certi avvenimenti è la stessa che potremmo provare tutti i giorni, guardandoci semplicemente intorno, le cose che non funzionano, le ingiustizie, le violenze che non lesinano la loro presenza, eppure determinati fatti, lontani da noi, che non ci riguardano direttamente, danno sfogo al peggio del nostro sentire, ma in un modo che risulta spesso sterile, anzi ci tutela dal prendere atto che non occorre andare lontano per assistere al peggio della natura umana.

Credo che questo succeda perché, se la cosa accade lontano, non ci riguarda, mette a nudo tutta la nostra impotenza e questo è rassicurante, sapere di non poter fare niente ci legittima a dire e pensare di tutto, tanto non potremmo mai mettere alla prova il nostro pensiero e le nostre parole.

Se davvero avessimo la possibilità di testare il nostro “valore”, quanti di noi sarebbero corrispondenti all’immagine che vantano implicitamente? Perché, capiamoci, in tutto quello che non va e ci riguarda, abbiamo sicuramente più possibilità di agire, ma troppo spesso non lo facciamo, pensarsi impotenti, anche quando non sempre lo si è, ci tutela dalla fatica e ci permette di avere sempre qualcosa di cui lamentarsi.

Nel tragico episodio di Niccolò Ciatti, il ragazzo di Scandicci ucciso in discoteca a Lloret del Mar, in Spagna, da tre ceceni per futili motivi, l’odio nei confronti di chi si è reso responsabile di quel gesto è comprensibile, ma non è difficile capire come mai nessuno è intervenuto. Non giustificabile forse, ma comprensibile. Non viviamo in un mondo di eroi, sebbene ancora ce ne sia in giro qualcuno e la parte migliore dell’uomo sappia ancora contrapporsi alla sua parte peggiore in tante circostanze. Purtroppo, non in questa.

Immagino di essere in una discoteca, sono in vacanza, c’è un sacco di gente e confusione. Molti sono su di giri, voglio divertirmi. A un certo punto tre ragazzi cominciano a pestare un quarto, non capisco perché. Non conosco le dinamiche precedenti, la violenza a cui sto assistendo mi spiazza, ho paura, mi paralizzo, comincio a pensare che qualcuno dovrebbe intervenire, quelli del locale. Nessuno interviene, forse allora dovrei farlo io, cerco nella gente intorno i miei stessi pensieri, qualcuno che mi faccia coraggio, niente. Mentre corre tutto questo nella mia testa, la violenza si è già conclusa.

Sì, qualcuno sarebbe potuto intervenire, sarebbe dovuto succedere. Qualcuno che non si è messo a pensare o che lo ha fatto solo quella frazione di secondo che gli ha permesso di capire che un ragazzo stava per essere fatto fuori, ma quel qualcuno purtroppo non era tra i presenti. Probabilmente il senso di colpa, il sentirmi in parte responsabile per non aver fatto niente, me lo porterei fuori da quella discoteca e da quella serata. In realtà, non so se e cosa sarebbe cambiato se io e/o qualcun altro fossimo intervenuti. Avremmo salvato Niccolò o forse qualcun altro ci avrebbe rimesso la pelle. Col senno di poi mi sarei detto che sono stato comunque un vigliacco, ma il senno di poi fa tanto il gradasso, ma non c’è mai quando sarebbe davvero utile.

Quello che però si dovrebbe capire dalla tragicità è che essa colpisce quando uno meno se lo aspetta, colpisce il ricco, come il povero, chi ha fatto qualcosa per meritarselo e chi no. La violenza non è mai giustificabile, ma il puntare il dito è quanto di più inutile ci possa essere. Se l’indifferenza uccide, anche il pensarsi differenti miete le sue vittime. Ora speriamo solo che giustizia sia fatta. La morte non ha bisogno di motivazioni per reclamare quanto prende ,ma nessuno dovrebbe morire come è successo a Niccolò.

Vignetta di Pietro Vanessi.