L’Italia nel giardino di casa sua sta portando avanti una politica alquanto discutibile con la parte debole della Libia. Il ministero degli Esteri libico aveva chiesto al governo italiano un sostegno tecnico, logistico e operativo, per aiutare la Libia nella lotta al traffico di esseri umani e salvare la vita dei migranti. Scattata la missione della marina italiana, Paolo Gentiloni e Fayez Al Serraj si sono dimenticati di un attore importante e cioè del generale Haftar in un terreno già di per sé minato, che tiene conto delle diverse realtà in campo e delle forze prevalenti, come sottolineato del ministro francese Jean-Yves Le Drian.

Oggi l’Esercito nazionale libico di Haftar si appresta a dare l’assalto a Derna, ultima roccaforte jihadista in Cirenaica. Negli ultimi quattro anni, la città costiera è diventata un rifugio sicuro per vari gruppi di miliziani legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. Gli investigatori italiani avevano però già scoperto che un buon numero di combattenti dell’Isis provenienti dalla Libia erano sbarcati in Europa infiltrandosi tra i combattenti regolari libici feriti in modo da essere trattati in cliniche europee per poi essere liberati. Il documento d’intelligence italiano si concentrava su un progetto sanitario di origine occidentale per la riabilitazione e la cura dei soldati libici feriti svolto in modo dubbioso e ambiguo, anche se sorvegliato dal governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu. Diversi combattenti dell’Isis si sono infiltrati con l’ausilio di falsi passaporti forniti da una rete criminale, inclusi funzionari corrotti.

Nel mirino l’ufficio passaporti a Sirte dove, riporta il Guardian, sono stati rubati fino a duemila documenti vuoti. Il governo francese ha affermato che l’Isis ha sviluppato una sofisticata capacità di fabbricare fino a 200 falsi passaporti. I principali paesi dove finiscono i combattenti jihadisti sono la Turchia, la Romania, la Serbia e la Bosnia, ma i feriti sembrano aver soggiornato in Francia, Germania e Svizzera. Il documento di intelligence italiano descrive la posizione del governo di Tripoli come altamente ambivalente.

E allora in che modo l’Italia sta sostenendo la parte debole della Libia e soprattutto da che parte stare? Le milizie di Zintan che obbediscono ad Haftar sono impegnate in un’offensiva militare volta a conquistare la costa della Tripolitania nel settore di Sabratha, nei pressi dell’Oasi di Cufra vicino al confine egiziano e a ridosso del confine con l’Algeria, dove sono attive milizie jihadiste coinvolte nel traffico di esseri umani verso l’Italia. Sotto questo aspetto, le milizie di Zintan rappresentano una soluzione a vantaggio dell’Italia. Se arrivassero a occupare le coste della Tripolitania cacciando i jihadisti, i flussi si ridurrebbero in modo netto. Non dimentichiamo inoltre che il vertice di Parigi ha decretato la vittoria per Haftar, uomo complesso ma consacrato dall’establishment come attore internazionalmente riconosciuto.

A inizio 2018 ci saranno le Presidenziali libiche nelle quali Haftar correrà e potrebbe facilmente vincere visto che Serraj è sempre più indebolito su Tripoli e Misurata anche se spera ancora in un ruolo nel futuro della Libia. Forse per questo ha chiesto aiuto all’Italia che ancora una volta sta facendo il gioco degli altri senza rendersi conto di essere parte di una guerra parallela e alternativa a quella contro gli scafisti.