Il 14 agosto, 48 ore dopo le violenze di Charlottesville costate la vita ad un’attivista 32enne, ha dovuto cedere alla richiesta di condannare in modo esplicito i suprematisti bianchi. Che però fanno pur sempre parte della sua base elettorale, come gli ha ricordato l’ex leader del Ku Klux Klan, David Duke. Così il giorno dopo Donald Trump ha pensato di ricucire lo strappo. Parlando ieri con i giornalisti a New York, nella Trump Tower, il presidente americano ha detto che “anche ‘l’alt-left’ (la sinistra estremista) condivide la responsabilità per la violenza a a Charlottesville, ma “nessuno vuole dirlo”.

“C’era un gruppo da una parte, ed un gruppo dall’altra”, ha sostenuto Trump, aggiungendo che i gruppi liberali che avevano organizzato una protesta contro i suprematisti a Charlottesville “hanno attaccato con violenza l’altro gruppo”. “Da una parte c’era un gruppo che era molto aggressivo e dall’altra c’era un gruppo che era molto violento”. Immediata la soddisfazione di Duke, che lunedì aveva minacciato: “Guardati bene allo specchio e ricordati che sono stati i bianchi americani a farti presidente, non i radicali di sinistra”. Dopo la retromarcia, nuovo tweet: “Grazie, signor presidente Trump, per la tua onestà e coraggio nel dire la verità”.

Trump si è poi difeso dall’accusa di aver tardato a condannare in modo esplicito suprematisti bianchi, neonazisti e Ku Klux Klan, citati nella dichiarazione diffusa lunedì, due giorni dopo i fatti in Virginia. “Volevo essere sicuro che quello che dicevo fosse corretto“, si è giustificato, non rinunciando all’ennesima battuta polemica nei confronti dei media: “A differenza dei giornalisti non si fanno dichiarazioni fino a quando non si conoscono i fatti”.

Mentre monta la polemica, la stampa Usa riporta a galla i contatti tra il padre del capo della Casa Bianca e il Ku Klux Klan. Il 30 maggio 1927, fascisti italiani e suprematisti del Kkk scesero in strada nel Bronx e nel Queens a New York. Insieme ai mille incappucciati in bianco che marciarono da Queens al vicino quartiere di Jamaica c’era anche Fred C. Trump. Quando scoppiarono scontri con gli antifascisti, in sette finirono in cella. Tra questi anche Trump senior. Oggi il figlio diventato presidente nega, ma esistono ancora i documenti originali con tanto di firma dell’arrestato.