“Siamo arrivati a un punto importante delle investigazioni, abbiamo ben tre nomi di ufficiali egiziani che sono stati sicuramente coinvolti, penso che con una maggiore pressione sul governo egiziano possiamo farcela ad arrivare alla verità”. Claudio Regeni, padre di Giulio, parla ai microfoni del giornale Radio Rai nel giorno in cui il New York Times rivela che l’amministrazione Usa aveva fornito al governo Renzi prove sul ruolo dei servizi egiziani nella vicenda del ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo a febbraio 2016. La madre del giovane studioso italiano, Paola Deffendi, annuncia che la famiglia è pronta ad andare nella capitale egiziana e chiede “una scorta mediatica, qui che tenga d’occhio e monitori, e un’altra per quando andremo al Cairo“. I genitori di Giulio, poi, sempre ai microfoni del Gr1, si dicono “fortemente contrari e indignati anche per come ci è stato comunicato, a decisione già presa, alle sei di sera del 14 agosto” sull’invio dell’Ambasciatore Giampaolo Cantini nella capitale egiziana, dopo che l’8 aprile 2016 l’allora Capo Missione Maurizio Massari venne richiamato a Roma.

“Riteniamo – ha aggiunto Claudio – che sia stata una modalità inaccettabile e siamo contrari all’invio dell’ambasciatore perché rappresentava l’unica nostra arma per fare pressione sul governo egiziano che finora non ha dato segni di collaborazione se non l’invio di questo faldone che non si sa ancora cosa contenga”. La madre del ricercatore, inoltre, aggiunge di essere pronta ad andare al Cairo “tanto più se le cose non andranno avanti come devono. Quando c’era l’ambasciatore Massari in quei terribili giorni è un ambasciatore stimato, lui si era immediatamente attivato, ma non ha avuto riposte. Come farà un nuovo ambasciatore che arriva ora, anche se molto competente, con gli stessi interlocutori che fin dall’inizio hanno depistato?”.