Farsi la doccia prima di entrare in piscina. Ma solo se si è di religione ebraica. Stessa cosa per l’utilizzo del frigorifero comune: per gli ebrei ci sono degli orari appositi. Sembra un divieto della Germania nazista degli anni ’30.   E invece è il testo di un cartello affisso dai gestori dell’hotel Aparthaus Paradies, che si trova nel villaggio di Arosa, sulle Alpi svizzere.”I nostri clienti ebrei, donne, uomini e bambini, sono pregati di fare la doccia prima del bagno. Se non rispetterete questa regola saremo costretti a escludervi dalla piscina”, c’è scritto all’entrata della piscina dell’albergo. Un cartello che ha ovviamente scatenato le proteste di Israele. Anche perché nello stesso hotel c’è un altro avviso affisso sul frigorifero utilizzato da tutti i clienti che si rivolge sempre agli ebrei. “I nostri clienti ebrei hanno accesso al frigorifero solo dalle 10 alle 11 e dalle 16,30 alle 17,30. Speriamo comprendiate che il nostro personale non può essere disturbato senza sosta”, recita il messaggio.

Entrambi i cartelli sono stati fotografati e pubblicati sui social da un cliente e la posizione della proprietà dell’albergo svizzero ha immediatamente scatenato proteste e polemiche da parte della comunità ebraica e dell’opinione pubblica israeliana. A raccontare la storia all’emittente Channel 2 anche una famiglia israeliana: “All’arrivo in hotel abbiamo detto alla direttrice che siamo ebrei e lei ci ha detto che in questo periodo arrivano molti ebrei. Non le abbiamo detto niente perché non volevamo cominciare una lite”, ha dichiarato il padre. La direttrice dell’albergo, citata dal quotidiano svizzero di lingua tedesca Blick, ha detto che i cartelli sono stati affissi e poi ritirati ma nega che si sia trattato di un atto di antisemitismo: “Al momento abbiamo molti clienti ebrei e abbiamo notato che alcuni fanno il bagno in piscina senza prima fare la doccia. Altri clienti mi hanno chiesto di fare qualcosa e ho scritto un po’ ingenuamente questi cartelli, avrei fatto meglio a rivolgermi a tutti i clienti in generale”.

La questione, però, ha addirittura rischiato di mettere in crisi i rapporti tra Svizzera e Israele. La vice ministro degli Esteri di Tel Aviv, Tzipi Hotovely ha chiesto le scuse ufficiali per “questo atti di antisemitismo della peggiore specie”. Hotovely ha inoltre fatto sapere di aver chiesto all’ambasciatore israeliano in Svizzera di richiedere una condanna formale da parte del governo. “Purtroppo – ha aggiunto – l’antisemitismo in Europa è ancora una realtà e dobbiamo garantire che la punizione per incidenti come questi serva da deterrente per chi ha ancora il germe dell’antisemitismo”.  Il ministro degli Esteri svizzero, quindi, ha fatto sapere che la Svizzera “condanna il razzismo, l’antisemitismo e ogni tipo di discriminazione”. Il centro Simon Wiesenthal ha chiesto di “chiudere l’hotel dell’odio e punire la sua direzione”. Una richiesta rilanciata a Booking.com per ritirare l’Aparthaus Paradies dalle sue proposte e metterlo su “una lista nera“. Sulla piattaforma change.org è stata poi lanciata una petizione per chiedere la chiusura dell’hotel Aparthaus Paradies  “se non cambierà atteggiamento in relazione ai clienti ebrei, che devono essere trattati come tutti gli altri ospiti”.