L’orsa Daniza è morta tre anni fa. L’orsa KJ2 è stata uccisa il 13 agosto 2017. Il Trentino è preso di mira. Quasi fosse un colossale concentrato di stupidità e cattiveria. Un ineguagliabile Far West.

Non prendiamoci in giro. Congegnato com’è, non è il Trentino bensì il vasto mondo nel quale viviamo che non può condurre a termine, in modo intelligente, alcun progetto di ripopolamento di boschi e montagne, men che meno se di mezzo ci sono orsi e lupi. L’homo sapiens del terzo millennio ha disimparato a gestire in modo accettabile se stesso e i suoi piccoli. Ha cestinato il proprio futuro, figuriamoci il resto.

Tutto si tiene. Come pretendere che l’uomo conviva e dialoghi con la naturalità della vita animale, e cioè con qualcosa che gli è diventato profondamente estraneo dacché ha scelto di consegnarsi mani e piedi alla “ragione economica”, alla comodità di pensare via tubo catodico, di appiattire i propri orizzonti a semi che non germogliano da soli, a vacche che non pascolano, a pesticidi che promettono lunga vita e nessun affanno.

La natura animale, se è autentica, parla una lingua che è fatta di voci autonome, di fatica e di imprevisti. E’ fatta di orsi, i quali  “generalmente inoffensivi per l’uomo possono divenire pericolosi se sorpresi, spaventati, irritati o feriti“. (Treccani).  Ma oggi gli orsi e i lupi veri, quando gli capitano a tiro, l’uomo può soltanto impaurirsi, ritrarsi e ucciderli. O neutralizzarli, o amputarli, o imbavagliarli. O ingabbiarli. O triturarli. Come fa con tutti gli altri animali, dai pulcini ai maiali. Come fa con se stesso.

Non prendiamoci in giro. I soldi elargiti dal progetto Life Ursus/Life Dinalp Bear, al punto in cui siamo non è possibile che vengano spesi con efficienza e in accordo con i fini dichiarati. Perché l’intelligenza (possibile, eventuale) di qualche uomo accorto e di buona volontà che fosse (chissà, magari) rimasto al suo posto, in Trentino o altrove – non è diga sufficiente allo tsunami di detriti comportamentali, morali e culturali che sono diventati il nostro pane quotidiano. Senza una svolta vera, né governo, né singole amministrazioni possono arrestare la corsa alla remunerativa gestione delle nocività, sia ordinarie sia straordinarie, che è diventata un’occupazione a tempo pieno molto più appetibile e molto meno faticosa della voglia di combatterle. Perché in questo modo, in questo mondo, alla prima difficoltà, tranquilli: si uccide.

Certo, qualcuno un po’ più accorto o coraggioso, ieri avrebbe potuto salvare l’orsa KJ2. Perciò anch’io sono addolorata. E sono arrabbiata, sì. Ma perché prendersela con il presidente della provincia trentina che dà l’ordine di sopprimerla affermando di aver agito secondo “scienza e coscienza”. Ugo Rossi ha ragione,  lui non ha colpa: non è che il megafono, il ripetitore, il “terminale” di una scienza e di una coscienza che ammorbano ormai i cinque continenti. E che si annidano ovunque, anche in me e in voi, se non ci stiamo attenti.

Io mi auguro che le denunce che sono state annunciate vadano velocemente in porto. Che si finisca in aula. E che nell’aula si discuta non solo, com’è giusto, di responsabilità individuali e di regolamenti non rispettati. Che si discuta di ciò che siamo, della perduta capacità di vivere in sintonia (che non vuol dire pace) con ciò che resta del mondo, di ripopolamento di orsi, di lupi e dell’anima dei bambini ai quali vogliamo lasciare questa Terra.

E se no, mettiamoci una mano sul cuore e poniamo velocemente fine alla farsa. Non mettiamo più mano a vani progetti di conservazione sotto vuoto della natura. Lasciamo che essa si estingua senza rimorsi. Che i boschi restino deserti. Che sulle montagne fioriscano mille bottiglie di plastica. Che sui mari galleggino miliardi di lattine luccicanti. Non avremo più nulla da chiedere agli uomini che dicono di volerci governare. Staremo meglio. Riposeremo.