Da oltre quattro anni ormai Papa Francesco denuncia l’esistenza di una “terza guerra mondiale a pezzi”. In queste settimane le minacce di un conflitto globale sono diventate sempre più preoccupanti con il riaccendersi delle tensioni tra gli Usa e la Corea del Nord. Ma scenari altrettanto inquietanti ci sono anche in Iran e Venezuela.

Davanti a questa escalation di tensioni il presidente nazionale di Pax Christi, l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, ha chiesto più volte a Bergoglio di scrivere una nuova Pacem in terris. Una nuova enciclica sulla pace per attualizzare il testamento spirituale che, nel 1963, san Giovanni XXIII donò al mondo inviandone una copia con dedica a John Fitzgerald Kennedy e Nikita Krusciov. Non a caso una delegazione di Pax Christi guidata dal suo presidente ha partecipato alle celebrazioni dei cento anni dalla nascita del beato Oscar Arnolfo Romero.

Nato il 15 agosto 1917, l’arcivescovo di San Salvador fu ucciso il 24 marzo 1980 da un cecchino di estrema destra mentre celebrava la messa a causa del suo impegno contro le violenze della dittatura militare del suo Paese. La sua beatificazione è stata fortemente voluta da Bergoglio che quest’anno ha nominato cardinale uno dei suoi più stretti collaboratori, Gregorio Rosa Chávez, il vescovo ausiliare di San Salvador. È stato proprio il neo porporato ad annunciare che nel 2018 Francesco canonizzerà Romero.

Ispirandosi a questo martire, sulla scia di quanto più volte affermato dal Papa, monsignor Ricchiuti ha chiesto di sospendere l’invio di armi made in Italy ai Paesi in guerra. Nell’anniversario delle bombe atomiche sganciate su Nagasaki e Hiroshima, il presule ha anche chiesto all’Italia di aderire al trattato firmato dall’Onu per la messa al bando delle armi nucleari. Durissima, inoltre, è stata la “denuncia della follia del progetto dei nuovi caccia F35 moralmente ed economicamente inaccettabile” secondo Pax Christi.

Quella dell’arcivescovo di San Salvador è una figura di un’attualità impressionante. “Monsignor Romero esortava a un umanesimo discreto, irrequieto e instancabile. Si presentava ai potenti della terra e agli umili trasmettendo a tutti egualmente il messaggio di amore e di speranza, con la fermezza della carità che aveva saputo ammirare e conquistare”. È quanto ha sottolineato la giornalista Silvina Pérez, responsabile dell’edizione spagnola de L’Osservatore Romano. A Romero il quotidiano della Santa Sede ha dedicato un numero monografico speciale per il Panama.

Nell’omelia pronunciata il giorno prima di essere ucciso, il presule ha donato al mondo un testamento di pace: “Di fronte all’ordine di uccidere dato da un essere umano deve prevalere la legge di Dio che dice: ‘Non uccidere!’. Nessun soldato è obbligato a obbedire a un ordine contro la legge di Dio. Una legge immorale nessuno è tenuto a rispettarla. È ormai tempo che voi recuperiate la vostra coscienza e che obbediate prima alla vostra coscienza che all’ordine del peccato. La Chiesa, impegnata nella difesa dei diritti di Dio, della legge di Dio, della dignità umana, della persona, non può restare in silenzio di fronte a tanto abominio. Vogliamo che il governo prenda sul serio il fatto che a nulla servono le riforme se sono così macchiate di sangue.

Non bisogna dimenticare che il rapporto di Romero coi Pontefici fu abbastanza burrascoso. Nell’ultima udienza privata con Paolo VI, il presule lasciò al Papa questa nota: “Lamento, Santo Padre, che nelle osservazioni presentatemi qui in Roma sulla mia condotta pastorale prevale un’interpretazione negativa che coincide esattamente con le potentissime forze che là, nella mia arcidiocesi, cercano di frenare e screditare il mio sforzo apostolico”. Quando fu ucciso, i più stretti collaboratori di san Giovanni Paolo II consigliarono al Papa polacco di non andare a presiedere i funerali. Ma proprio Wojtyla, durante il Giubileo del 2000, sposò la tesi della sua riabilitazione. Oggi Francesco lo proclama santo.