Un “tesoretto” inatteso di 1,5-2 miliardi da usare per finanziare le misure della prossima legge di Bilancio, a partire dagli incentivi all’assunzione dei giovani, Merito della rottamazione delle cartelle esattoriali, destinata a “portare in dote al governo un extragettito” rispetto ai 7,2 miliardi previsti. La manna (virtuale) è balenata sulle agenzie di stampa sabato 12 agosto, a meno di due settimane dall’ultimo giorno utile per pagare la prima rata dovuta da chi ha aderito alla definizione agevolata delle pendenze con il fisco. Tempo poche ore, però, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione – nuovo ente che ha preso il posto dell’abolita Equitalia – ha smentito. Facendo presente che “i dati relativi pubblicati in questi giorni e in queste ore sono da ritenersi mere ipotesi non avvalorate da alcun riscontro” visto che “le procedure di accreditamento relative alla prima o unica rata della definizione agevolata richiedono tempi tecnici fisiologici“.

Il ministro Maurizio Martina, vicesegretario Pd, in un post su Facebook non rinuncia comunque a vantare il “risultato molto importante e per nulla scontato”, aggiungendo che “già ora si può dire che la scelta sia stata giusta”. E inizia già a ipotizzare che “queste risorse potranno ora contribuire a realizzare alcune scelte importanti: penso in particolare al taglio del costo del lavoro per giovani assunti, all’ulteriore rafforzamento delle misure di contrasto alla povertà, ai passi ancora da fare per alleggerire la pressione fiscale delle famiglie”.

Quale fosse la fonte del lancio Ansa lo suggerisce Il Sole 24 Ore, che in un pezzo titolato “Cartelle, è giallo sull’extragettito della rottamazione” scrive: “A via XX Settembre”, sede del Tesoro, “c’è la sensazione di aver centrato l’obiettivo e forse persino di averlo superato”. Tant’è: il presentimento che aleggia nei corridoi del ministero dell’Economia diventa notizia. Anche se, come spiega il quotidiano economico, “i tempi di afflusso dei dati e la loro corretta lettura non possono essere brevi e vanno ben oltre i 15 giorni”, come chiarito dal nuovo ente pubblico economico che si occupa della riscossione. Non solo: il pagamento della prima rata, che ha permesso ai contribuenti di bloccare eventuali azioni esecutive, non necessariamente è indicativo dell’esito dell’intera operazione. Bisognerà vedere quanti pagheranno anche le rate successive saldando definitivamente il debito. “Nel 2011”, ricorda Il Sole, “a 10 anni dal condono tombale targato governo Berlusconi mancavano all’appello oltre 4 miliardi di rate non pagate, ridotte a 1,7 miliardi nel 2013 e quasi certamente mai più recuperate”.

A questo bisogna aggiungere che l’altra misura da cui era atteso un incasso significativo, la voluntary disclosure bis per la regolarizzazione dei capitali all’estero o nascosti in Italia, è stata finora un flop. Tanto che il governo ha prorogato la possibilità di aderire fino a ottobre, nella speranza di avvicinarsi al gettito previsto che era di 1,6 miliardi. Ad ora, gli introiti si fermano intorno ai 600 milioni. La discussione su presunti tesoretti e come utilizzarli sembra, insomma, decisamente prematura.