I commenti maschilisti l’avevano scioccata fin da adolescente. “Ho capito subito che, essendo donna e vivendo a Palermo, sarebbe stato impossibile fare il direttore d’orchestra. Quando ho lasciato la Sicilia, 15 anni fa, la donna era meglio che stesse a casa e l’uomo a lavorare”. Maria Luisa Macellaro La Franca, 36 anni, si racconta dal suo atelier di musica mentre le sue frasi si aggrappano alle note di Chopin e Rachmaninoff.

“Dal 1300 ad oggi migliaia di compositrici donne sono state volontariamente eliminate dai libri di storia della musica, come se comporre fosse appannaggio maschile”. Gli anni dell’adolescenza passano veloci, e Maria Luisa si laurea al Conservatorio di Palermo in composizione, direzione d’orchestra e, col massimo dei voti, in pianoforte. Vuole tenere la bacchetta tra le dita e dirigere un’orchestra, la giovane siciliana, ma il mondo della musica le fa capire che “la donna compositrice non esiste, non parliamo poi della donna direttore. Ancora oggi, non esiste neppure il termine ‘direttrice’ o ‘maestra’”. Cosa l’ha portata a trasferirsi a 22 anni a Zurigo per fare un master in arti applicate? “Non avrei potuto fare carriera in Sicilia. Ho lasciato un’isola musicale dove se eri raccomandato suonavi, e se invece eri senza ‘appoggi’ come me, non riuscivi a toccare tasto”.

Dal 1300 ad oggi migliaia di compositrici donne sono state volontariamente eliminate dai libri di storia della musica, come se comporre fosse appannaggio maschile

Oggi Maria Luisa è direttore – o per meglio dire direttrice – stabile dell’orchestra sinfonica Unisson Acm e da settembre anche dell’orchestra di Camerata Aquitania, entrambe a Bordeaux. Vive in Francia dal 26esimo compleanno quando, durante una tournée Oltralpe, ha ricevuto ben tre proposte di lavoro. “Nessun paese può dare lezione agli altri, ma posso dire che in Francia ho potuto fare carriera come donna e senza passare da quel politico o da quella persona”. È anche professoressa all’Ecole de Musique de Parempuyre e concertista “che gira il mondo col pianoforte sempre in tasca” e, in valigia, un repertorio femminile da fare emergere. “Sto preparando un progetto culturale per la riscoperta delle opere volontariamente dimenticate delle compositrici francesi dell’epoca romantica che vedrà la luce prossimamente come festival delle donne compositrici a Bordeaux”. Perché ognuno ha il suo obiettivo, e il mantra di Maria Luisa la vede battersi “per l’uguaglianza uomo-donna nella musica, dove ancora a pochissime donne è data la possibilità di dirigere un’orchestra”.

Una battaglia che spesso la 36enne siciliana si è trovata a portare avanti da sola. Perché ai dibattiti sul diritto della donna, il sostegno delle colleghe direttrici d’orchestra è stato nullo. “Hanno paura di non lavorare più”. Perché “il problema delle donne direttore, sono le donne che invece di coalizzarsi e battersi per i propri diritti preferiscono stare zitte e sopportare, altrimenti anche quei quattro concerti rischiano di non farli più”. Un immobilismo che spinge gli artisti a varcare il confine. “Nel mio ambito, conosco troppe persone che hanno lasciato l’Italia. Penso a Salvatore Caputo, direttore del coro dell’Opera di Bordeaux e a Sara Renda”, la sicilianissima étoile di Bordeaux. “L’Italia è così lontana e chiusa ai giovani. È desolante vedere come tutto cambia, per non cambiare mai”.

Il problema delle donne direttore, sono le donne che invece di coalizzarsi e battersi per i propri diritti preferiscono stare zitte e sopportare, altrimenti anche quei quattro concerti rischiano di non farli più

In Italia non tornerebbe mai a vivere. E non solo perché nel Belpaese i concerti le sono pagati mesi e mesi dopo, mentre il Francia il giorno stesso e con compensi più importanti. “Ormai sto diventando francese, ma ogni tanto torno in Italia come pianista o per usare la musica come strumento di antimafia”. Come quando, cinque anni fa, per l’anniversario delle vittime della mafia ha eseguito a Palermo la Cantate pour la mort de Falcone et Borsellino. “Un’opera che parla di mafia e omertà, composta su commissione dello stato francese, che è stata il trampolino di lancio della mia carriera, vincitrice di tre importanti premi francesi e italiani”. Da Bordeaux la 36enne siciliana lavora anche con Libera, che nella città francese ha una sede, tenendo lezioni contro omertà e mafia in università e licei. Le stesse conferenze le è capitato di farle anche in Italia, per poi tornare a rifugiarsi nella sua casa immersa nel verde, a pochi passi dai vitigni della route des Château. “L’Italia è sempre più bella vista da lontano”.