Ancora guai per Atac, la società capitolina in fortissime difficoltà economiche e fresca di multa milionaria da parte dell’Antitrust. L’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale per il Comune di Roma è stata condannata dal Tribunale Ordinario di Roma (ordinanza 10010/2017 del 07/08/2017) a pagare quasi 42 milioni di euro più interessi a Roma Tpl, consorzio privato che gestisce per conto della municipalizzata il 20% delle linee di superficie prevalentemente in periferia. Il contenzioso risale al triennio 2006-2008 e il pronunciamento si aggiunge a quello di Cassazione datato 2016 che imponeva alla società capitolina dei trasporti il pagamento di circa 77 milioni di euro. Alla luce della sentenza Roma Tpl lunedì ha fatto sapere, attraverso una missiva spedita a via Prenestina, che se i 41.599.331,27 euro più interessi e spese legali (queste ultime pari a 100.000 euro) non verranno liquidati entro 15 giorni lavorativi, si procederà al pignoramento dei conti correnti di Atac. Ipotesi, quest’ultima, che rischierebbe di essere letale per la società capitolina visto che il costo della procedura giudiziaria farebbe lievitare il controvalore del pignoramento.

IL “LODO TPL”: STORIA DI UN PASTICCIO CAPITALE – Come detto, il contenzioso con Roma Tpl risale allo scorso decennio, quando il consorzio si chiamava ancora Tevere Tpl. La disputa sul congruo pagamento del corrispettivo chilometrico sembrava essersi risolta con il lodo arbitrale del 23 novembre 2009, attraverso il quale si riconosceva all’azienda privata ben 68 milioni (tariffa salita da 2,36 a 3,30 euro a km). Il lodo era stato inizialmente accettato da Atac e Roma Capitale, fino a quando la giunta Alemanno non ha cambiato i vertici di azienda e assessorato. Solo che a quel punto Roma Tpl – che nel 2010 ha vinto un appalto da 800 milioni in 8 anni con lo 0,96% di ribasso – forte del pronunciamento arbitrale, aveva iniziato a far salire il conto complessivo fra interessi e spese varie fino a una richiesta di oltre 130 milioni di euro. La svolta decisiva è arrivata con la pronuncia della Corte di Cassazione n. 1137/2016 che ha riconosciuto a Roma Tpl sia i soldi reclamati sia il corrispettivo chilometrico. La sentenza di venerdì scorso ne è diretta conseguenza.

ROMA CAPITALE NON PUÒ MANLEVARE ATAC – E adesso chi paga? Nel 2014, quando Roma Tpl vinse in primo grado il contenzioso sul lodo e pignorò una prima volta i conti di Atac, l’allora assessore capitolino Guido Improta pretese e ottenne che il Campidoglio si facesse carico dell’esecuzione giudiziaria per sbloccare i conti della municipalizzata e consentire il pagamento degli stipendi e delle fatture ai fornitori. Mossa che secondo quanto riferito da Repubblica il 4 agosto scorso ora sarebbe in bilico. Tanto più alla luce delle 3 pagine della sentenza del Tribunale emessa venerdì: “Rilevato che Atac, non presente all’ultima udienza, non ha formulato istanza per essere manlevata/tenuta indenne da Roma Capitale. Istanza comunque non verosimilmente accoglibile, in quanto fondata sul rapporto di immedesimazione organica esistente tra ente pubblico (Roma Capitale) e società in house (Atac spa) e sul riconoscimento del ruolo di Roma Capitale quale ‘debitore di ultima istanza delle eventuali somme da riconoscere a Roma Tpl’ contenuto nella delibera della Giunta Capitolina n. 323 del 4.11.2014 che non costituiscono idonea fonte dell’obbligo di manleva/garanzia, pur in mancanza di contestazioni di Roma Capitale”. Tradotto: se anche volesse, secondo il Tribunale Ordinario di Roma il socio unico non può sostituirsi alla municipalizzata nel pagamento di questo debito.

PROSEGUE LA CORSA PER SALVARE ATAC – Degli ultimi accadimenti sul fronte Roma Tpl si sarebbe parlato anche nella riunione straordinaria del cda di Atac che si è svolta giovedì sera. Secondo quanto raccolto da ilfattoquotidiano.it, nell’incontro si è parlato delle diverse soluzioni da intraprendere per il proseguimento delle attività in essere, per il reperimento della liquidità e, ovviamente, del destino della società municipalizzata, su cui pesa un fardello di debiti da 1,35 miliardi di euro. Al momento, la soluzione del concordato in bianco resterebbe l’unica sul tavolo e, soprattutto, secondo alcuni “l’unica possibile”, possibilmente convincendo alcuni fornitori fortemente spaventati dalla prospettiva di vedersi ridimensionare i propri crediti, oltre ai sindacati che temono ricadute sui lavoratori. Contattato in merito dal ilfattoquotidiano.it l’ufficio stampa di Atac ha replicato di non avere comunicazioni ufficiali da fare né di essere in grado al momento di confermare o smentire ufficialmente quanto riportato, riservandosi eventualmente di fornire comunicazioni sullo stato dei lavori, attualmente riservati.