Altri 180 gettati in mare al largo dello Yemen, di cui 5 morti e 5o dispersi. Centinaia abbandonati nel mezzo del deserto del Sahara, altrettanti che premono ogni giorno per varcare il confine con l’enclave spagnolo di Ceuta. Il dramma dei migranti non si consuma solo sulle coste libiche e nel Mediterraneo. L’organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha fatto sapere che circa 180 migranti etiopi e somali sono stati costretti dai trafficanti di esseri umani a gettarsi nel mare yemenita. Cinque corpi sono stati recuperati sinora e circa 50 persone sono disperse, ma si ritiene siano morte. L’episodio è avvenuto a meno di 24 ore di distanza da quando altri scafisti hanno lasciato in acqua più di 120 migranti mentre si avvicinavano verso la costa di Shabwa, governatorato yemenita lungo il mar arabico, causando l’annegamento di almeno 50 persone.

Dopo i fatti di mercoledì, i sopravvissuti avevano raccontato che i trafficanti erano tornati indietro verso la Somalia per “continuare i loro affari e prendere a bordo altri migranti per portarli in Yemen sulla stessa rotta”, spiega la nota dell’Oim. Avevano anche detto che i trafficanti di esseri umani li avevano “spinti in acqua quando avevano visto alcune persone che sembravano autorità vicino alla costa”. Una situazione che sembra essersi ripetuta esattamente il giorno successivo, lungo una rotta, quella tra il corno d’Africa e lo Yemen, che da gennaio ha interessato circa 55mila persone. Secondo i dati dell’agenzia Onu, un terzo di loro sono donne.

Deserto del Sahara – Le Nazioni Unite sono attive anche nel deserto del Sahara, dove da aprile a oggi oltre mille migranti sono stati messi in salvo. I trafficanti abbandonano centinaia di persone in pieno deserto nel nord del Niger al confine con la Libia. “Sono rimasto scioccato quando abbiamo trovato un grande gruppo di donne originarie della Nigeria e del Ghana che dormivano in un hangar vicino al confine, in attesa di trovare un passaggio verso nord”, ha raccontato Alberto Preato, uno dei responsabili Oim delle operazioni di soccorso. I mezzi dell’organizzazione hanno percorso oltre 1.400 chilometri lungo il confine per soccorrere i migranti che tentano di arrivare in Libia. Il salvataggio “è stato un miracolo“, racconta un sopravvissuto: “Avrei dovuto ascoltare chi mi diceva di non provarci, non avrei mai dovuto affrontare questa strada”.

Frontiera di Ceuta – Zona calda rimane anche il valico di confine di Tarajal, in Marocco, porta d’ingresso all’enclave spagnola di Ceuta. Dopo il doppio assalto di martedì, oltre 700 migranti hanno tentato di nuovo senza successo di superare nella notte la frontiera. Lo scrive il quotidiano spagnolo El Pais, secondo il quale il tentativo è stato sventato dalle forze marocchine che hanno arrestato circa 200 persone. Le altre 500 sono riuscite disperdersi nell’area a ridosso del confine. Secondo le autorità spagnole, vi sono almeno 1500 migranti di origine subsahariana che si sono nascosti sui monti marocchini vicino a Ceuta nella speranza di cogliere l’occasione giusta per entrare in Spagna.