Oskar Schindler ben avrebbe potuto essere indagato, imputato, condannato dalla Germania nazista per avere salvato più di mille ebrei dallo sterminio. Carlo Angela, papà del giornalista televisivo Piero, dando rifugio nella sua clinica a tantissimi ebrei, li salvò dalla furia nazi-fascista e dunque dalla morte. Moussa Abadi era un ebreo siriano e, insieme al vescovo di Nizza, Paul Rémond, salvò centinaia di bambini ebrei nascondendoli da chi li rastrellava.

Don Mussie Zerai è un sacerdote di origine eritrea. Nel 2015 è stato candidato al Nobel per la pace. Da tanti anni vive nel nostro Paese. Ha aiutato, attraverso il suo telefono, immigrati disperati che rischiavano la morte in mare. A ogni squillo proveniente dal mare aperto avvertiva la guardia costiera e poi le ong che prestano soccorso in mare.

Il cerchio è oramai chiuso: don Mussie Zerai è indagato dalla Procura di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Male, anzi malissimo. I cultori della legalità formale saranno soddisfatti. Ma è questo il ruolo del diritto penale? Ma è questa la funzione della giurisdizione? In questa vicenda paradossale, le istituzioni si sono chiuse in se stesse, ignorando quale debba essere la funzione del diritto in una democrazia.

La giustizia è qualcosa di più importante e nobile che incriminare don Mussie Zerai o i responsabili delle ong che non firmano i protocolli governativi. È incredibile che tutto questo avvenga in terra di mafia, dove gli apparati della sicurezza e della repressione avrebbero ben altri terreni investigativi su cui cimentarsi.

Don Mussie Zerai è accusato di favorire un reato che andrebbe abolito, ossia il reato di immigrazione clandestina. Il Parlamento aveva dato mandato al governo di farlo, ma la delega non è stata esercitata poiché a prevalere è stata la “percezione di insicurezza”. Va ricordato che l’abrogazione di quel reato ignobile fu promossa da un parlamentare del M5s, lo stesso Movimento oggi in prima linea nella criminalizzazione delle ong e di chi presta aiuto umanitario.

Ci vorrebbe in Parlamento un blocco umanitario-progressista che non abbia paura di urlare che chi salva vite è un eroe e non un criminale. E che non abbia paura di urlarlo così ad alta voce da poter essere sentito anche a Trapani. La più banale, la più ovvia delle verità, oggi sovvertita da questa follia, da questo incubo, da questa tragedia che stiamo vivendo.