I fan del pallone la paragonano a più riprese al calciomercato estivo: solo che al posto dei centravanti da 40 gol a stagione ci sono gli acchiappavoti da diecimila preferenze a elezione. È per questo motivo che i digiuni di calcio sono molto meno forbiti: per loro la campagna elettorale siciliana è soltanto un normalissimo mercato delle vacche. E d’altra parte non potrebbe essere diversamente: le regionali sull’isola, infatti, sono l’ultimo banco di prova prima delle politiche del 2018. E per il momento hanno persino la squadra campione già ad Agosto come accade in Serie A: è il Movimento 5 Stelle accreditato da tutti i sondaggi – ma con cifre diverse – come la prima forza tra le preferenze dei siciliani. I grillini hanno ricandidato Giancarlo Cancelleri (terzo col 18% nel 2012) e da qualche giorno hanno cominciato a girare la Sicilia: una campagna elettorale che da qui al 5 novembre durerà 3 mesi tondi.

Stanno quasi fermi, invece, gli uomini di Forza Italia e di Gianfranco Miccichè: non intendono appoggiare l’autocandidatura a destra di Nello Musumeci (che ha incassato solo il sostegno di Giorgia Meloni e Matteo Salvini) e inseguono il ritorno alla coalizione schiacciasassi capace di vincere per dieci anni di seguito con Totò Cuffaro prima, e con Raffaele Lombardo poi. Anche il Pd di Matteo Renzi naviga a vista: il segretario ripete continuamente che c’è bisogno di discontinuità nonostante abbia sostenuto per cinque anni la non esaltante (eufemismo) esperienza di Rosario Crocetta. Il governatore si è ricandidato in solitudine visto che il suo partito non intende appoggiarlo, ma i dem dopo il doppio rifiuto di Piero Grasso non ha ancora un candidato e nemmeno una coalizione.

Un asso pigliatutto con la faccia di Alfano – È in mezzo a questa caotica situazione che spunta un jolly, un asso pigliatutto con la faccia di Angelino Alfano: tutti lo vogliono, tutti lo cercano, tutti sono persino disposti a cedergli la scelta del candidato governatore pur di aggiudicarsene il sostegno. Ecco per capire in che condizioni sono i partiti a tre mesi dalle elezioni regionali in Sicilia, occorre andare a rileggersi una dichiarazione rilasciata dal ministro degli Esteri appena dieci giorni fa. “Attualmente io sono corteggiatissimo come non mai dalla sinistra in Sicilia”, aveva detto Alfano al quotidiano il Tempo. Era il periodo in cui il ritorno alla corte di Silvio Berlusconi sembrava ormai cosa fatta. Un’alleanza che secondo Micciché – tornato a fare il luogotenente di Berlusconi dopo un lustro da figliol prodigo – era propedeutica per tornare a al governo dell’amata Sicilia, la terra dei 61 seggi su 61 conquistati alle politiche del 2001. In cambio gli alfaniani chiedevano due cose: ovviamente la poltrona (e quando mai)  di candidato governatore e soprattutto la rimozione della fatwa a livello nazionale. Ai piani alti di via del Plebiscito, però, hanno chiuso le porte: con Alfano mai più. E anche se Berlusconi è tornato recentemente a sentire l’ex pupillo al telefono, (“chiamata gradita e amichevole, ma tutto ci divide da Salvini”, l’ha definita Angelino) gli azzurri continuano a essere divisi da Ap: impossibile includere gli Alfaniani nella coalizione con Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E in attesa di capire che strada sceglierà Forza Italia ecco che in pochi giorni il ministro degli Esteri ha cominciato a flirtare con il Pd, come se nulla fosse.

Il Pd flirta con Angelino – Per incoraggiare l’accoppiamento tra dem e alfaniani è intervenuto persino Pierferdinando Casini, in vacanza a Scicli dove ha convocato una surreale conferenza stampa agostana. “Alfano ha un percorso di coerenza cristallino. È stato ministro con Renzi e Gentiloni. In Sicilia collabora con il Pd”, ha detto l’ex leader dell’Udc, incensando il leader di Alternativa Popolare per provare a trascinarlo col centrosinistra. Un corteggiamento serrato ammesso persino da Giuseppe Castiglione, luogotenente degli Alfaniani in Sicilia. “Col Pd c’è un dialogo in corso”, ha detto il sottosegretario all’Agricoltura. Come dire: siamo pronti ad andare col miglior offerente. “Il tema non è con chi andiamo noi, ma chi viene con noi“, rettifica gongolante il ministro. Ma chi sono gli Alfaniani di Sicilia, esponenti di un partito che non supera il 3% a livello nazionale ma che sull’isola è ambito manco fosse il jolly capace di sottrarre la Regione ai pentastellati? Manco a dirlo si tratta di  una serie di ras delle preferenze: quei centravanti da 40 gol a stagione che potrebbero forse cambiare il destino delle elezioni. Portandosi dietro, tra l’altro, una serie di indagini giudiziarie in corso.

Castiglione e il Cara di Mineo – Il primo della lista è sicuramente lo stesso Castiglione, genero ed erede del potentissimo Pino Ferrarello (ex senatore berlusconiano, già prescritto per una storia di tangenti dieci anni fa), autore dei successi del partito a Est dell’isola, cioè a Mineo, città nota soprattutto perché dal 2011 ospita il centro per richiedenti asilo più grande d’Europa. Se a livello nazionale Ncd ha collezionato risultati modesti, infatti, nella città in provincia di Catania è stata capace di sfiorare il 40%. Il motivo lo spiegano i magistrati della procura etnea nella richiesta di rinvio a giudizio per il luogotenente di Alfano e altre 17 persone, accusate di turbativa d’asta e corruzione elettorale (per le sue accuse Castiglione ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato). Si tratta della costola siciliana dell’inchiesta su Mafia capitale nata dalle dichiarazione di Luca Odevaine che ha fatto luce sulla gara d’appalto da 100 milioni per gestiste il centro d’accoglienza. Il sistema, per i pm, era semplice: a Mineo andava in scena “una spregiudicata gestione dei posti di lavoro (circa 400) per l’illecita acquisizione di consenso elettorale”. Tradotto: voti in cambio di posti di lavoro. In più ai dipendenti del Cara veniva addirittura chiesto  di prendere la tessera di Ncd.

I voti che seguono Angelino – È in questo modo che il centro per richiedenti asilo è diventato una gigantesca macchina elettorale capace di garantire preferenze a vari partiti: alle politiche del 2013 – quando Alfano era ancora il delfino di Berlusconi – i voti della zona vanno al Pdl, alle amministrative dello stesso anno a una lista civica alfaniana (che elegge sindaco Anna Aloisi, anche lei indagata), mentre alle europee del 2014 vengono indirizzati verso la neonato partito del ministro agrigentino. È lo stesso turno in cui Giovanni La Via (ex assessore di Cuffaro ora tra i papabili candidati governatore) sbarca a Bruxelles come primo degli eletti: prende 56mila preferenze, 10mila in più rispetto a Maurizio Lupi, che all’epoca era ancora ministro. È una vera e propria prova di forza di Castiglione, che infatti è ancora in carica nonostante l’inchiesta che lo vede coinvolto.

Vicari, rolex e traghetti –  Si è dovuta dimettere da sottosegretario, invece, Simona Vicari, altra alfaniana a 24 carati indagata per corruzione nell’inchiesta sulle tangenti per il trasporto marittimo: è accusata di aver intascato un Rolex dall’armatore Ettore Morace, arrestato insieme all’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio. In cambio la senatrice avrebbe fatto inserire nella legge di Bilancio un emendamento per tagliare dal 10 al 5 % l’Iva prevista per i servizi di trasporto marittimo urbano, fluviale e lagunare: in pratica quella norma dimezza l’aliquota agli armatori come Morace.

La villa di Cascio e il finanziamento da 6 milioni – Ha favorito due imprenditori che avevano chiesto un finanziamento europeo da sei milioni di euro, invece, Francesco Cascio, ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana: soldi utilizzati per realizzare un resort con campo da golf sulle Madonie. In cambio ha ottenuto la sistemazione gratuita della sua villetta a Collesano, proprio nei pressi della lussuosa struttura turistica costruita grazie al denaro ottenuto da Bruxelles. Per questi fatti il gup di Palermo lo ha condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere: una condanna che ha fatto scattare la sospensione del deputato dal consiglio regionale siciliano. Ma che non ha scalfito il rapporto con Alfano: subito dopo la sentenza il ministro ci ha tenuto a chiamare Cascio per ribadirgli “amicizia, stima e fiducia”.

È ancora saldamente in carica, invece, Giovanni Lo Sciuto, consigliere regionale di Castelvetrano finito più volte tra le polemiche per i suoi vecchi rapporti di conoscenza con Matteo Messina Denaro. I due sono persino ritratti insieme in una fotografia – mostrata da Sandro Ruotolo – scattata al matrimonio della cugina del superlatitante. “All’epoca dei fatti, la famiglia Messina Denaro non aveva, per quelle che erano le mie conoscenze di ragazzino, problemi con la giustizia e, non avendo io il dono della chiaroveggenza, non potevo prevedere quello che sarebbe successo dopo la fine degli anni 80”, si è giustificato Lo Sciuto con Fanpage.it. Quella vecchia conoscenza con il boss di Cosa nostra, d’altra parte, non ha mai avuto conseguenze sulla sua carriera politica che nel 2012 ha raggiunto il livello più alto con l’elezione nella commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana. Il Parlamentino dell’isola dove gli Alfaniani sono corteggiatissimi a destra e a sinistra, nonostante indagini, condanne e vecchie foto.

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