“I giovani non hanno coraggio. Ma ti pare che per diventare giornalista ormai devi frequentare un’apposita scuola? Mentre come sai il giornalista è sempre stato un disobbediente, uno originale, un irregolare…”. Parole di Barbara Palombelli, intervista da Fabrizio Roncone per Io Donna. Secondo la conduttrice di Forum, il problema sarebbe anche il web (e ovviamente i social): “Nell’era totalizzante dei telefonini e dei social network, non c’è un solo giornalista famoso venuto fuori dalla grandiosa narrazione del web. Se ci pensi, è clamoroso. I nomi sono sempre gli stessi: Ferrara, Mieli, Scalfari, Vespa, Feltri, Mentana…”. Un’intervista che ha fatto molto discutere, soprattutto sui social, soprattutto tra i giovani giornalisti, spesso freelance, che si sono sentiti chiamati in causa dai giudizi tranchant della Palombelli.

Sulla mancanza di coraggio delle nuove generazioni (e soprattutto di chi scrive sul web, magari per pochi euro), per rispondere basta attingere ai dati di Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate promosso da FNSI e OdG: nel 2017 (fino al 30 giugno) il web è il medium più minacciato dopo la carta stampata (e a pochissima distanza: 44 episodi contro 35), mentre i giornalisti minacciati in totale sono stati 181 in sei mesi. Tra questi, 39 hanno subito aggressioni fisiche, 58 hanno ricevuto avvertimenti, 5 danneggiamenti, 65 sono stati oggetto di denunce o azioni legali, mentre per 14 si è trattato di ostacolo all’informazione. Dal 2006 a oggi (sono sempre i dati di Ossigeno per l’informazione a parlare) i giornalisti minacciati in Italia sono stati 3266. E c’è da giurare che tra questi non ci siano gli irregolari e disobbedienti decani del giornalismo che secondo Barbara Palombelli restano gli unici degni di nota.

Il rapporto tra web e giornalismo, poi, è molto più complesso di come si è detto nell’intervista. Centinaia di penne brillanti sono costrette a scrivere per piccole o medie realtà editoriali online dietro un misero compenso di qualche euro oppure firmando contratti capestro che prevedono un forfait mensile per un quantità di articoli che supera il centinaio in trenta giorni. Davvero si può essere coraggiosi e irregolari se lo stato dell’arte è questo e i giovani giornalisti devono fare i conti con una realtà drammatica? E forse una parte cospicua di responsabilità è anche di chi, in tempi di vacche grasse, non si è fatto scappare nemmeno un privilegio (lecito, ovviamente) che lo status di giornalista permetteva. In molte redazioni di grandi quotidiani nazionali pascolano ancora vecchi arnesi che non scrivono un pezzo da anni e che godono ancora di residui di tutele inattaccabili, bloccando l’ingresso ai più giovani, costretti ad accontentarsi delle briciole. Il coraggio e l’intraprendenza, l’irregolarità e l’originalità sono anche la logica conseguenza di una situazione professionalmente ed economicamente stabile, che non ti costringe a “produrre” anche cinque o sei articoli al giorno, mortificando di riflesso la creatività o anche soltanto la voglia di approfondire.

E non potevano mancare sui social, tra ironia e indignazione, le risposte piccate alle dichiarazioni di Barbara Palombelli di chi si trova a combattere quotidianamente, quasi sempre da freelance, per mettere insieme un compenso dignitoso.