Se si dovessero raccogliere i commenti incuranti dei fatti, le reazioni sdegnate e le pagine grondanti riprovazione della “grande stampa”, non per le “rocambolesche” vicende di varie banche tra cui svetta, per la gestione molto “pittoresca” a carico dei risparmiatori, Banca Etruria ma per l'”accanimento” nei confronti di papà Boschi e per l’indebito coinvolgimento mediatico dell’“ignara” Maria Elena, non basterebbero i saloni di molti archivi e biblioteche.

Ora, dopo Bankitalia, che era intervenuta nel 2014, quando aveva comminato una sanzione di 144mila euro al vice-presidente Pier Luigi Boschi e poi nel 2016, la Consob ha notificato una richiesta complessiva agli ex dirigenti di 910mila euro40mila a testa per la violazione di doveri inderogabili avendo fornito informazioni “tranquillizzanti e lacunose” in contrasto con lo stato reale dell’istituto. Solo a margine, per una piccola contestualizzazione, vale la pena di ricordare che poco meno di un mese fa, il ministro Pier Carlo Padoan per recuperare i crediti delle banche venete finite in liquidazione ha voluto la manager a cui Ghizzoni aveva affidato la valutazione del dossier sul salvataggio mediante acquisizione da parte di Unicredit di Banca Etruria, vivamente caldeggiato dall’allora ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Marina Natale fece la sua valutazione senza farsi troppo impressionare da chi la sponsorizzava e diede parere negativo, ma poi, con grande e/o calcolata prudenza, ha mantenuto un serrato silenzio, probabilmente apprezzato in ambito governativo, quando avrebbe potuto facilmente porre fine alla guerra dichiarata con una querela solo annunciata dalla Boschi contro Ferruccio De Bortoli, reo di aver ricostruito puntualmente la vicenda nel suo libro Poteri forti (o quasi).

Quasi nelle stesse ore del verdetto molto netto di Consob e delle multe annesse per Banca Etruria, è arrivata anche la relazione su Consip stilata Cantone: il magistrato professionale e alieno dal “protagonismo giudiziario” e dal “pregiudizio antipolitico” che Renzi ha voluto all’Anticorruzione ed esibisce nelle ribalte internazionali, lo stesso che Orfini evoca ad ogni occasione in giaculatorie ossessive, per ribadire l’ansia moralizzatrice del Pdr. Ebbene, anche l’Anac di Raffaele Cantone, che opera da un punto di vista e con strumenti che non sono quelli dell’autorità giudiziaria e delle procure, condivide le ipotesi formulate dalle procure di Roma e di Napoli e cioè che per la colossale gara d’appalto da 2,7 miliardi si sia costituito un illecito accordo di cartello fra le tre mega imprese di servizi già sanzionate nel 2015 dall’Antitrust, che si sono bellamente ripresentate per dividersi la torta ed escludere qualsiasi concorrente “senza santi in paradiso”.

In sintesi, la centrale unica degli appalti risulterebbe anche dagli accertamenti del probo Raffaele Cantone, che nelle intenzioni di chi l’ha scelto avrebbe dovuto personificare l’anti-Woodcock, un centro di smistamento di mega-favori a beneficio di imprenditori “zelanti” come Alfredo Romeo, dove secondo gli inquirenti si aggirano e trafficano due compagni come Tiziano Renzi e Carlo Russo e per ovviare all’inconveniente delle microspie, stando alle dichiarazioni dell’ex amministratore delegato Luigi Marroni (poi rimosso), si attivano il ministro in carica Luca Lotti, un comandante dell’arma dei carabinieri e un generale.

Intanto, in talk show e “approfondimenti” televisivi sopravvissuti a siccità e orrori ambientali quotidiani e sulle pagine di giornali che si sfogliano bene in spiaggia con queste temperature ci si imbatte in allarmi ricorrenti contro “il fetido clima populista… alimentato da politici in tutto dilettanti salvo nella calunnia” come scrive Claudio Martelli sul Quotidiano nazionale del 28 luglio indignato per “l’escalation di violenza protestataria, di risse, aggressioni fisiche e verbali inscenate dai grillini” per il voto in Senato sui salvataggi bancari. Naturalmente, la denuncia degli orrori dell’antipolitica e della “canea populista” a “cui si è piegato anche il Pd” include il voto sui vitalizi a cui Martelli non può essere indifferente.

Ma forse domandarsi quanto Consip e Banca Etruria e tutti gli scandali di “routine” più o meno quotidiani i cui i protagonisti sono spesso vecchie conoscenze e riciclati ever green contribuiscano ad alimentare quella che rozzamente viene bollata come polemica antiliberale e antiparlamentare è troppo banale e populista. E se in nessun altro paese “la contestazione dei privilegi veri o presunti della casta poltica è così virulenta” e “la politica democratica è così debole di fronte alle caste vere” è semplicemente perché dal 92 in poi, quando aveva la possibilità di scegliere, la politica ha preferito stare dalla parte dei ladri e della corruzione e, nella migliore delle ipotesi, si è barricata nel suo mondo esclusivo impermeabile alle regole imposte ai cittadini, sudditi o clienti secondo la convenienza.