Non toccate le tradizioni venete, perché il governatore Luca Zaia potrebbe reagire come se un topolino comparisse di fronte a un elefante o un drappo rosso venisse sventolato davanti a un toro. In questo caso ad essere messa in discussione, nientedimeno che dal Ministero delle Politiche Agricole (di cui lo stesso Zaia fu a capo tra il 2008 e il 2010), è la paternità del “tiramisù”, ovvero del dolce conosciuto e riprodotto in tutto il mondo. È veneta, come sostengono a Venezia, o friulano, come giurano a Trieste dove adesso possono sventolare una Gazzetta Ufficiale fresca di stampa?

Sul supplemento ordinario n. 41 della Serie Generale n. 176 del 29 luglio scorso compare l’elenco aggiornato dei “prodotti agroalimentari definiti tradizionali” . Al numero 137 dei prodotti relativi alla regione Friuli Venezia Giulia ecco comparire il “tiramisù”, nella sezione dedicata ai dolci. Il Veneto può consolarsi con la “torta ciosota”, con la “torta figassa”, con la “torta ortigara”, ma di tiramisù neanche l’ombra. E pensare che nell’agosto 2013 Zaia aveva annunciato di voler avviare il processo per riconoscere il prelibato dolce quale Stg, ovvero “specialità territoriale garantita”. I friulani sono arrivati prima, il che ha fatto scoppiare la guerra a Nordest. Dopo la bandiera con il Leone di San Marco che diventerà obbligatorio issare sui palazzi pubblici e dopo l’indizione del referendum per l’autonomia del Veneto, ecco che anche il dessert a base di biscotti, caffè e mascarpone diventa un emblema identitario.

Solo che l’abilissima giunta di centrosinistra del governatore Debora Serracchiani e dell’assessore Cristiano Shaurli è riuscita a scippare la paternità del prelibato dolce ai veneti. E adesso il presidente leghista ha minacciato ricorso al Tar per far dichiarare la nullità del decreto ministeriale che premia il prelibato prodotto friulano. Possibile che con tutti i problemi che ci sono si debba finire a combattere a colpi di carte bollate anche per un dolce? Da pochi giorni Zaia aveva commentato pomposamente l’annuncio che a Treviso si terrà in novembre la prima Tiramisù World Cup che in pochi giorni ha già raccolto l’adesione di 450 concorrenti alla preparazione del migliore tiramisù del mondo: “E dove farla se non qui, dove è stato inventato?”, ha detto il governatore. Insomma, Zaia rischia di perderci la faccia, soprattutto dopo le ripetute prese di posizione a favore dell’imprinting veneto provocate dalla pubblicazione nel 2016 di un libro che riproponeva il dualismo delle origini.

L’assessore Shaurli ha reagito con pugno di ferro in guanto di velluto. Ai suoi addetti stampa ha dettato: “Sono incomprensibili le polemiche e i nervosismi di Zaia. L’iter partito dall’autorevole richiesta dell’Accademia della Cucina è stato seguito con attenzione e professionalità dall’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale e la documentazione prodotta ha portato ad un atto che sancisce l’origine di un piatto ed afferma che, seppur famoso ormai in tutto il mondo, questo è nato e appartiene alla tradizione del Friuli Venezia Giulia e al ‘saper fare’ dei suoi abitanti”. Ai veneti ha concesso solo l’onore delle armi, ovvero le “capacità commerciali” quale contributo alla diffusione nel mondo di un dolce comunque friulano.

Shaurli è però arrivato a una doppia provocazione quando ha detto: “Al Presidente Zaia ricordo che siamo generosi perché anche il Prosecco, come da disciplinare di tutela, è nato ed ha origine in Friuli. E senza quel nostro Comune del Carso, nessuna denominazione di origine sarebbe stata possibile”. Un colpo basso, perché alla paternità del prosecco, che ha fatturati da capogiro e che fa concorrenza allo champagne, Zaia – da enologo qual è – tiene più di tutto. Seconda provocazione: “Se poi il nervosismo dovesse rimanere, invito il presidente del Veneto a venire a rilassarsi sulle nostre splendide montagne. Da Tarviso a Sappada le opportunità non mancano”. Il riferimento a Sappada è come una puntura di spillo, visto che i cittadini del comune hanno votato da anni un referendum per lasciare il Veneto e passare al Friuli, ma non riescono a ottenere una legge che lo recepisca, anche se la governatrice Serracchiani è pronta ad accoglierli a braccia aperte.

Ma chi ha ragione nella guerra del tiramisù? Il Friuli sbandiera i risultati di una ricerca storica, con due versioni originarie del “Tirimi sù“, come fu chiamato nei primi tempi. Il trancio al mascarpone conduce a Tolmezzo, negli anni ’50 dello scorso secolo, dove veniva preparato nell’albergo ristorante “Roma“. Invece la “bisiacca”, un semifreddo in coppa noto come “Coppa Vetturino Tìrime Su“, veniva servita, sempre in quell’epoca, alla trattoria al Vetturino di Pieris, in provincia di Gorizia. Il Veneto risponde con un atto notarile e le parole di Zaia: “Sulla paternità del Tiramisù possono anche scrivere che l’hanno inventato in Bulgaria, ma la realtà storica, documentata e certificata persino con un atto notarile (degli anni Settanta. ndr) è scolpita nella pietra: lo ha inventato Ada Campeol, con l’aiuto del cuoco Paolo ‘Loli’ Linguanotto, al ristorante Beccherie di Treviso, in quella culla della gastronomia tipica che si chiama Veneto. Se altri hanno copiato la ricetta, hanno fatto bene perché è il dolce più buono e genuino del mondo. Ma sempre copiato hanno”.