Ogni tanto i cacciatori perdono. Rare volte, ma perdono. Nonostante siano loro stessi una “specie” in via di estinzione (secondo dati della Coldiretti, nel 1980 vi erano 1.701.853 cacciatori, nel 2016 solo più 579.252), continuano ad avere i loro santi in paradiso, ossia politici che gli fanno o gli modificano i provvedimenti legislativi od amministrativi ad hoc.

Ne è stato un esempio recente il decreto regionale della Lombardia n.3276 del 23.03.2017 che ha autorizzato per 5 anni, 365 giorni all’anno e senza limiti di orario i cacciatori dell’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) unico di Brescia all’abbattimento di una specie animale. Che mi risulti un legislatore in Italia non ha mai autorizzato una caccia 24 ore su 24 per tutto l’anno, per trecento esemplari all’anno e per cinque anni. E con tutti i tipi di caccia: sparo all’aspetto di giorno, sparo all’aspetto con fonte luminosa di notte, con cerca da autoveicolo munito di fari per l’illuminazione del bersaglio, intervento in tana con cani addestrati per sbranare i cuccioli, trappolaggio.

Voi penserete che siamo di fronte ad una specie altamente dannosa per l’ambiente, ma che dico, anche per l’uomo, a giudicare dalla vera e propria guerra che è stata autorizzata. Vi sbagliate, si tratta della volpe, un simpatico animale selvatico che si nutre, tra l’altro di ratti, topi, ed anche della dannosa nutria. Animale selvatico già, peraltro, oggetto di caccia in Lombardia come nelle altre regioni, ma solo nel periodo consentito. Ma la provincia di Brescia è probabilmente quella con il maggior numero di doppiette in Italia, i leghisti in regione sponsorizzano la caccia ed ecco allora il decreto di guerra.

Peccato che questa volta la ciambella non sia venuta con il buco e che la sinergia politici-cacciatori si sia dovuta scontrare con le associazioni animaliste (Lac, Lega per l’abolizione della caccia, Lav, Lega antivivisezione, l’Enpa, Ente nazionale protezione animali e Lipu, Lega italiana per la protezione degli uccelli) rappresentate dall’avv. Claudio Linzola, che hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale chiedendo l’annullamento, previa sospensione del decreto di guerra. Che evidentemente non era stato ben congegnato se il Tar (e qui veniamo alla sconfitta con cui esordivo), ne ha sospeso l’efficacia con provvedimento del 2 agosto scorso, rilevando tra l’altro la mancanza di adeguate motivazioni scientifiche a supporto del provvedimento, l’apparente esuberanza della previsione, visto che i capi si andrebbero ad aggiungere a quelli della normale attività venatoria, che sono circa 210 all’anno, nonché il fatto che alla caccia siano autorizzati gli stessi cacciatori e non già il personale addetto.

Ci sarà quasi certamente l’appello al Consiglio di Stato, che speriamo confermi la tregua nella dichiarata guerra. Insomma, i cacciatori dovranno adattarsi all’idea che qualche volpe si nutra di qualche esemplare di quelle lepri e fagiani che loro immettono in natura al fine di ucciderli per puro divertimento. Con buona pace dell’assessore all’agricoltura Giovanni Fava, che afferma che i cacciatori “sono i migliori alleati dell’agricoltura nella gestione del territorio”.

Per completezza, ricordo che il Tar Toscana a maggio aveva già annullato il piano regionale di sterminio delle volpi, su ricorso della Lav.